EPIFANIA
Il termine EPIFAINOMAI è un verbo greco che vuol dire
manifestarsi. È un verbo riflessivo. Cioè indica l’atto che rivela se stesso
agli altri. Cioè è Gesù Bambino che rivela al mondo, in questo giorno di festa,
la sua natura. Ma qual è la natura di Gesù? L’Emanuele è allo stesso tempo Dio,
perché è parte della Trinità, è Re, perché discendente dalla stirpe di Davide,
ma è anche umile neonato nato da una fanciulla di umili origini, Maria. Queste
tre essenze sono manifestate dal piccolo venuto al mondo più di duemila anni fa
nella grotta di Betlemme. È queste si ricordano, e si festeggiano, questo
giorno.
Secondo i vangeli sono venuti alla mangiatoia, ove il bimbo
era deposto, per contemplare i pastori, le persone più in basso nella scala
sociale. Erano le persone come me, come noi. I derelitti, gli isolati, gli
infelici. Coloro che sono espulsi dal consesso pubblico. I pastori sono la
feccia della società. Oggi i pastori sarebbero i disabili, i malati, ma anche i
carcerati, i diseredati, coloro che sono al margine del consesso sociale. È a
loro che Gesù appare. A loro Gesù dà una speranza, una possibilità di riscatto.
Ma Gesù appare anche ai Magi. Chi sono costoro? Certo dei potenti, lo dice la
parola stessa mago, che probabilmente indica nei tempi classici una casta
sacerdotale mesopotamica, legata forse alle dottrine di Zoroastro. Un sapiente mesopotamico
vissuto poco prima della nascita di Gesù, molto spesso paragonato al Salvatore,
proprio per il suo messaggio escatologico, di salvezza universale, paragonabile
a quello del Cristianesimo. I magi insomma sarebbero la incarnazione della
scienza e della dottrina speculativa umana che si prostra alla venerazione del
divino, incarnato in Gesù. Insomma,tenendo comunque presente le diverse epoche
storiche, i Re Magi avrebbero lo stesso ruolo che il poeta Virgilio ha nella
Divina Commedia di Dante. Sarebbero coloro che inducono la speculazione umana a
farsi umile per accogliere il messaggio di salvezza divino. Come Virgilio
conduce Dante a visitare l’Inferno e il Paradiso per, al fine, abbracciare la
Teologia, allegoricamente incarnata da Beatrice, così i Magi, seguendo la
stella, percorrono e indicano una strada di fede ai cultori della scienza.
Insomma i pastori indicano coloro che dal basso capiscono la potenza del divino
fattosi bambino con la potenza del cuore attraverso cui Dio si manifesta agli
uomini. I magi invece sono la Cultura che intuisce che da sola non può spiegare
le regole dell’universo, ma deve inchinarsi davanti alla possanza del divino.
Ecco perché i magi regalano al bambino l’oro, il segno della regalità ma anche
della generosità. Regalano l’incenso, il simbolo del divino, ma anche la
manifestazione del bisogno dell’uomo ad anelare alla trascendenza. Come l’incenso
diventa profumato se viene bruciato e diventa fumo, così l’uomo e la donna
manifestano il meglio di sé se vivono la propria vita come strumento per
venerare il celeste e per contemplarlo. La mirra che cosa vuol dire? Prima di
tutto è un presagio triste, si prefigura la morte di Gesù, infatti la mirra è l’unguento
che si usava per preparare i morti alla sepoltura, ma allo stesso tempo è
simbolo di amore e di cura verso l’altro, la Mirra era anche l’olio che i
coniugi, nella cultura ebraica, utilizzavano per prepararsi al talamo nuziale,
come testimonia il cantico dei Cantici, uno dei libri più interessanti della
Bibbia, dell’Antico testamento. Insomma la Mirra è prefigurazione dell’amore
infinito e immortale che Dio, attraverso Gesù, ha per gli uomini. Come lo sposo
cosparge di mirra la sposa, Gesù
utilizza l’unguento per sposare l’intera umanità. Insomma la Mirra è il simbolo
dell’amore imperituro di Dio, ma allo stesso tempo deve essere epifania, il
manifestarsi, dell’amore reciproco fra ogni essere vivente.
Insomma i Magi regalarono tre doni a Gesù. Gesù li regala a
noi. Ci regala l’oro, cioè il valore assoluto della reciproca solidarietà, che
si manifesta nella carità. Dice San Paolo: se ho la carità nulla mi manca. Ci
regala l’incenso, il bisogno di adorare e di comunicare con Dio. Ci regala la
Mirra: la scoperta del valore assoluto dell’amore vicendevole fra le persone,
oserei dire anche la scoperta dell’amore fra uomo e donna come la
manifestazione dell’amore di Dio, Allora pensiamo a questo 6 gennaio come un
momento importante per riflettere. Come possiamo trasformare questi doni (l’oro,
l’incenso e la mirra) in strumenti per migliorare la vita di tutti e di ognuno?
Imparando a donarci vicendevolmente, a metterci in ascolto e a servizio del
nostro prossimo, di chi ci sta vicino. Impariamo il valore della serenità.
Impariamo a scoprire l’altro non come un mezzo, ma un fratello da amare. Anche
in questi mesi in cui il Corona Virus ci ha indotti a ridurre i rapporti interpersonali,
ci ha costretti a rinunciare a toccarci, a stringerci le mani, a darci un
bacio, riscopriamo il valore assoluto che ha l’altro per la nostra crescita
personale e della nostra anima. Scopriamoci pastori, andati a portare doni e
cibo a un bambino che era nato negli stenti, che invece sono stati loro sfamati
di fede e di speranza, andando alla grotta di Betlemme. Ecco cosa vuol dire
venerare il nascituro, ritrovare la speranza.