martedì 14 aprile 2020

CORONA VIRUS VS ESSERI UMANI


IL CAMMINO
Ieri è stato il lunedì dell’angelo. Il 12/04/2020, il giorno precedete, è stata Pasqua. Si sono concluse queste strane feste pasquali. Sono state eccezionali. Eccezionale è stato il momento storico in cui sono avvenute. Il mondo intero è sotto il giogo terribile del Corona Virus. Il morbo infetta ormai tutte le terre emerse conosciute. Forse l’unica regione a essere intonsa è l’Antartide, nel quale vivono solo pochissimi scienziati e ricercatori, fra l’altro per pochissimo tempo della loro esistenza. Ma cosa vuol dire tutto ciò? Quali insegnamenti l’intera comunità umana può trarre da questa situazione? Difficile trovare una risposta. Ma è nostro dovere cercarla. Bisogna pensare a ricercare gli strumenti necessari per vivere in equilibrio con la natura. Non rendere inabitabile e inospitale il nostro pianeta per noi, esseri umani, e per le altre creature è un dettato ineludibile. Bisogna affrontare la realtà con senso di misura. Le malattie sono sempre state nel mondo. I virus, microrganismi terribili, sono sempre esistiti. Il Corona Virus è solo uno dei tanti che hanno segnato non solo la storia umana, ma l’intera esistenza del cosiddetto “regno animale e vegetale”, cioè l’intera comunità di esseri viventi pluricellulari. Allora è il momento di farci forza. Come i nostri antenati hanno lottato contro il vaiolo o la peste, noi siamo chiamati a reagire contro il male di questo strano e contraddittorio XXI secolo che ci approcciamo a vivere. Sono passati appena vent’anni dal suo inizio. Abbiamo assistito al terribile crollo delle “Torri Gemelle” di New York. Abbiamo assistito ad uragani furibondi in America. A tremendi maremoti in Oceania, che hanno causato non solo vittime ma la messa in discussione della sopravvivenza di intere civiltà. Abbiamo visto guerre, in Afganistan, in Iraq e in tantissime altre parti del mondo. Allora è tempo di chiedersi come fare a non essere più lo strumento di disordine. Bisogna provare a rendere la nostra comunità di uomini e donne l’elemento per riportare equilibrio ove non c’è. Basta con gli interessi particolari. Basta con i piccoli bisogni di bottega. Basta soprattutto con gli stati nazionali che utilizzano la forza per uccidere i più deboli. Insomma fermiamo le guerre, poniamo fine alle stragi. Bisogna mettersi in cammino per costruire un modello esistenziale diverso. Un sistema sociale che abbia come obbiettivo la salvaguardia delle persone e dell’intero ecosistema terraqueo. Gli strumenti li abbiamo. Abbiamo le tecnologie per vivere un futuro pacifico. Abbiamo l’agricoltura in grado di sfamare l’intero mondo. Perché oggi ci sono regioni del globo che possono permettersi di sprecare tonnellate di alimenti, mentre in altre si soffre la fame? E’ possibile che ciò muti. E’ possibile utilizzare tutte le risorse che già oggi abbiamo, per dare una vita serena a tutti. Oggi l’Italia è prostrata dalla veemenza con cui si è abbattuto il Corona Virus. E’ giusto che la nostra Penisola abbia l’aiuto delle altre comunità statuali del mondo, in nome della solidarietà che essere la caratteristica principe di ogni essere umano. Ma questa stesso afflato etico deve essere pronto ad aiutare tutte le persone in difficoltà in qualsiasi zona dell’emisfero terrestre vivano, La solidarietà è lo strumento per cominciare e compiere il cammino comune verso un domani migliore.

PARLANDO DI COSTITUZIONE



VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 15

“La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie della legge”

“Racconto a mano libera” per festeggiare la ricorrenza dei settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione Italiana sta pubblicando gli articoli della nostra carta fondamentale. Quest’oggi abbiamo scritto le parole incise nell’articolo quindici. Questo è dedicato a una delle libertà più importanti, la libertà di corrispondenza. Ognuno è libero di scrivere a chi vuole e deve avere la certezza che nessun altro oltre il suo interlocutore legga la missiva. Ovviamente capita che altri oltre al mittente e destinatario sappiano i contenuti di una lettera, ma ciò deve avvenire per l’espressa volontà di una o ambedue le parti. Insomma poter comunicare le proprie idee agli altri e avere la sicurezza che non ci sia un “grande fratello” che veda e controlli ciò che si scrive è una delle conquiste della Repubblica. Infatti in precedenza l’ordinamento monarchico, ancor prima che lo Statuto Albertino fosse inquinato dall’ideologia fascista, prevedeva la possibilità che le forze dell’ordine potessero controllare la corrispondenza dei cittadini senza alcun vincolo o controllo da parte di un’autorità superiore, quale la magistratura. Durante il fascismo, addirittura, il controllo postale era utilizzato per soffocare ogni forma di opposizione al regime e per fermare ogni afflato di libertà che potesse scaturire dall’animo popolare. Il diritto alla riservatezza della corrispondenza è considerato un diritto universale. Ciò vuol dire che non è riservato solo ai cittadini italiani ma a tutte le persone. In nessun caso l’autorità statale può, arbitrariamente, controllare la corrispondenza. Con il progredire della tecnologia mediatica i problemi legati alla libertà e alla riservatezza delle comunicazioni interpersonali si è ampliata. Già all’epoca in cui fu scritta la costituzione non si comunicava solo in forma scritta, c’erano già gli apparecchi radio e telefonici. Ancor oggi la legge sulle intercettazioni telefoniche da parte della magistratura per combattere il crimine è oggetto di aspre polemiche, proprio per l’estrema rilevanza e delicatezza del tema. E’ d’obbligo, quindi, pensare che le tutele dell’articolo 15 vadano estese anche a questi mezzi di comunicazione. Con l’avanzare delle nuove tecnologie, con l’avvento di internet e le “reti” telematici la materia si è ampliata e complicata in maniera esponenziale. Ogni giorno ognuno di noi attraverso internet comunica con tantissime persone e spesso lo fa in maniera riservata. Come è possibile garantirci che la riservatezza sia veramente tutelata? Com’è possibile che i “provider”, cioè le aziende che gestiscono la rete, non utilizzino i dati che ci riguardano e che vorremmo riservati per i loro fini di natura commerciale e per altri fini ancora più allarmanti? Come è possibile evitare che i dati cosiddetti sensibili, cioè che vertono sul sesso, sulle abitudini culturali, sessuali e di altro genere di ognuno di noi, non siano sulla bocca di tutti? E’ possibile scegliere cosa sia e cosa non sia in rete delle nostre informazioni personali? Ha trovare una risposta a queste domande ci ha pensato il grande giurista Stefano Rodotà, da pochi mesi scomparso, che ha dedicato l’ultima parte della sua vita di studioso di diritto al tema della tutela della Privacy, un termine inglese che indica il diritto di ognuno a scegliere di essere solo, cioè il diritto di ogni persona di scegliere se e quando partecipare al grande circo mediatico della rete e di scegliere se dare o meno pubblicità alle azioni che fa. Passi avanti nella tutela della privacy si sono fatti. La legislazione europea, fin dai primi anni ’90, ha normato sulla materia con regolamenti e direttive. Lo stato italiano, anche se con ritardo, si è adeguato. Ha introdotto norme che mettano un freno alla incontrollata creazione di banche dati, nelle quali le informazioni che riguardano la vita dei cittadini sono immagazzinate senza la loro autorizzazione. Oggi la legge impone che, chiunque voglia immagazzinare dati sugli altri, lo debba fare informando i diretti interessati, i quali possono impedirlo semplicemente non autorizzando l’ente, pubblico o privato che sia, a conservare dati sulla propria persona. In più è tassativamente vietato avere dati che riguardano informazioni personalissime: quali la propria inclinazione sessuale. Questo non è solo per evitare che cittadini ignari siano ricattabili, ma anche perché è considerato giustissimo che alcuni dati debbano rimanere conosciute solo della persona interessata. Ogni uomo o donna ha il diritto, se lo ritiene giusto, di esternare quello che sono le proprie abitudini culturali, le proprie attività sessuali, ma nessuno altro deve esserne a conoscenza  senza che sia lui stesso a comunicarlo. Questo è un principio sacrosanto, a cui non si deve rinunciare. La libertà personale è anche poter scegliere di informare o meno gli altri di quello che è la propria persona e la sfera intima della propria vita. Questa libertà di esternare la propria natura più intima è esercitabile verso altre persone. Lo stato, invece, non deve e non può interessarsi a questi dati, a meno che non siano dati essenziali per tutelare la salute del soggetto, mi si consenta un esempio delicatissimo: un medico può essere costretto a sapere delle abitudini sessuali di un paziente per diagnosticare eventuali malattie veneree. Ma questo può avvenire in base al principio che il diritto alla salute è un bene prezioso da tutelare. Il medico in questione, però, deve essere ben lungi dal pensare di poter rendere pubblica questa informazione, che deve restare nell’ambito della ricerca medica e scientifica la cui deontologia impone anche la riservatezza sui dati del paziente. Appare quindi evidente che anche i dati sulla salute sono da annoverare fra quei dati sensibili che non possono essere utilizzati, in ambito extrasanitario, senza l’autorizzazione del paziente. Per fare un esempio commetterebbe grave reato un’azienda che cercasse di venire a conoscenza dello stato di salute di un dipendente per poter così determinarne la carriera. E criminale sarebbe il medico che comunicasse questi dati. Insomma la legge sui dati personali, sulla corrisponda, verte su una materia di estrema ampiezza e complessità. Materia giuridica che tocca praticamente tutti gli aspetti della vita di ognuno di noi. E’ difficile pensare che si possa superare tutte le aporie e le contraddizioni che una normativa così complessa ha. E’ difficile pensare che ognuno di noi possa essere totalmente garantito quando naviga in internet, quando compila un modulo in un ospedale, quando, per avere servizi e per fare acquisti, comunica i propri dati personali. Rimane il dato che passi avanti se ne sono fatti. La legislazione sulla privacy esiste e, in più, è stato istituito un garante, un commissario, che ha il compito, con il suo staff, di vegliare sulla effettiva applicazione della legge e di dare indicazioni su come mutare norme e atti amministrativi, pubblici e privati, al fine di migliorare la tutela della riservatezza. Insomma il diritto alla segretezza, il diritto a non divulgare i propri dati personali sensibili e in generale tutti i propri dati, quando non lo si vuole, è una vittoria della Costituzione, ma è anche un obbiettivo che si deve conquistare e raggiungere tutti i giorni, attraverso continui adeguamenti della legge alle nuove tecnologie e un afflato culturale che si fondi su una cultura della cittadinanza sensibile alla materia .
 Il secondo comma dell’articolo 15 è dedicato ad indicare quando il diritto alla segretezza può essere derogato. Ciò deve avvenire solo per atto motivato dall’autorità giudiziaria, quindi la polizia non può mai controllare la posta altrui senza autorizzazione dei giudici. In deroga a questo principio la polizia postale veglia sulla rete per evitare la diffusione di materiale pedopornografico. Ma appare a tutti che tale, orrendo, materiale non può essere assimilato ad una qualsiasi lettera o messaggio, più facilmente può essere assimilato quelle pubblicazioni a stampa, che l’articolo 21 della costituzione vieta tassativamente perché “contrarie al buon costume”, sarebbe il caso di dire: perché contrari ai diritti e all’integrità personale e morale dei bambini, credo che su questo i padri costituenti, se al corrente del terribile fenomeno della pedofilia online, sarebbero d’accordo.    
Testo di Giovanni Falagario

IL DESTINO E I FACITORI DELLA STORIA




Il principe. 
Nel 1532 Nicolò Machiavelli pubblicò la sua opera politica più importante. L'autore fiorentino traccia la personalità che dovrebbe avere, a suo giudizio, il capo destinato a guidare una nazione.La personalità tracciata è eloquente. Il capo di stato deve essere scaltro. Deve avere una grande forza d'animo.Deve avere la forza di utilizzare le virtù dei propri uomini per raggiungere i grandi obbiettivi che persegue. Dove avete la prontezza d'animo per sfruttare al meglio le fortune che il destino gli offre. Questo è un tema fondamentale nel pensiero di Machiavelli. La consapevolezza che la sorte segna i destini dell'umanità, e la virtù principale del grande duca: il saper soggiogare il fato al proprio dovere. A mio parere il machiavellismo, cioè la convinzione che tutto è giustificato in nome del potere, non è un pensiero di Machiavelli. L'autore ha un profondo senso etico della politica. Ciò è confermato dal suo amore e ammirazione per Tito Livio, lo storico romano cantore delle virtù repubblicane. Non prefigurava affatto il politico privo di scrupoli. Non voleva un comando privo di etica. Il suo Principe doveva certo far sorgere uno stato forte, una Italia unita. Questo però non voleva dire che tutto gli era concesso.la sua mano doveva essere inflessibile in guerra, ma doveva essere giusta nell'esercito del buon governo. Il re doveva essere caritatevole ed ascoltare le istanze del popolo.Insomma il re doveva forgiate i destini comuni, sapendo prendersi cura dei propri sudditi tutelando non solo la loro vita ma anche le loro attività commerciali e lavorative. Doveva prendersi cura delle famiglie.Quattro secoli dopo, più o meno, Antonio Gramsci attribuì al proletariato, a tutti i componenti quella classe sociale, lo stesso compito che Machiavelli attribuì al Principe. Per Gramsci era il proletariato, organizzato nel partito, ha farsi fattore dei destini collettivi.Cosa dire? Anche questa è una grande utopia rinascimentale. Per Machiavelli l'intelligenza di un singolo uomo doveva cambiare il mondo, per Gramsci la comunione di intenti di un folto gruppo di uomini e donne organizzate, dovevano cambiare i destini della penisola e dell'intera umanità. Due utopie diverse, con una visione politica differente, nate in tempi fra loro lontani, ma ambedue basate sulla convinzione che la volontà e la dedizione umana possono cambiare in meglio la storia.

lunedì 13 aprile 2020

DOMANDE SUL DESTINO


DOMANI
Ci stiamo tutti domando come sarà l'oggi, ma anche come sarà il domani. Ogni aspetto della vita è diventata un'incognita. Il Corona Virus sta cambiando radicalmente le nostre abitudini. La sensazione è che non solo l'oggi, ma anche il nostro futuro sarà condizionato fortemente dalla nuova e terribile malattia. Le certezze acquisite sono messe in discussione. I destini personali sono ribaltati. Nessuno sarà uguale a se stesso domani. Tutti ci facciamo, anzi, la terribile domanda: avrò un domani? Come reagire a questo stato di cose. Come riuscire a modellare la propria esistenza? Come riuscire a tornare ad essere protagonisti della propria vita? La risposta non è facile. Ognuno di noi si sta facendo queste domande. E azzardo a dire che non siamo in pochi a non trovare una risposta. Le sfide nella storia sono state tante. L'umanità ha affrontato grandi flagelli. Le malattie epidemiche hanno accompagnato la storia umana fin dai suoi primi vagiti. La paura del futuro, causata da queste, ha anch'essa caratterizzato tutta la storia delle genti. Forse il nostro sentimento di oggi è diverso da quello dei Mesopotamici, scioccati per l'esondazione del Tigri e Leufrate? Forse siamo diversi dagli Egizi che chiedevano aiuto agli dei, migliaia di anni fa, per la carestia provocata dal silenzio del fiume Nilo, che in alcuni anni non donava il suo prezioso limo che fertilizzava i campi? Forse siamo diversi dai Greci classici che cercavano la via di uscita dalle ristrettezze solcando i mari? No, anche noi cittadini del terzo millennio subiamo drammaticamente le bizze della natura. Anche noi viviamo nella malnutrizione per le carestie, penso agli abitanti dell'Africa. Anche noi subiamo la forza dirompente della natura, penso ai tifoni e gli uragani che cambiano la geografia dell'America. Allora non abbandoniamoci allo sconforto. Come i nostri progenitori hanno affrontato le difficoltà della vita, noi oggi le fronteggiamo. Come i nostri avi hanno dovuto confrontarsi con la peste, pur non avendo la medicina di oggi, noi siamo chiamati ad affrontare il Corona Virus. Come l'economia del mondo conosciuto mutò i suoi equilibri a causa del Grande Morbo nel Medioevo, noi oggi siamo chiamati ad affrontare la grande sfida di cambiare non solo le nostre abitudini, ma anche i nostri sistemi di produzione e i nostri modi di interagire nel sociale. Dobbiamo riuscire a trasformare questa immane tragedia in strumento per rendere migliore il nostro tessuto socio economico. Come gli Egizi, i Greci, gli Aztechi e tutti gli altri popoli antichi costruirono civiltà potenti e gloriose per fronteggiare le bizzarrie degli elementi, siamo chiamati a farlo anche noi. Giacomo Leopardi, con una magnifica allegoria, agli albori del XIX secolo paragonò l'intera umanità alla Ginestra. Una pianta rampicante che di fronte alle accidentate procelle del quotidiano si attacca alla terra per continuare a vivere. Il poeta di Recanati voleva mandare un messaggio chiaro. La unica possibilità di salvezza dell'uomo è nella sua capacità di attaccarsi disperatamente alla vita nonostante i continui attacchi ad essa. Il morbo infuria, la guerra continua a mietere vittime, il mare continua ad inghiottire uomini e donne innocenti? E sia! Ma noi, ognuno di noi, continuiamo a rimanere attaccati alla vita. Continuiamo a credere che domani sarà migliore. Continuiamo a rimanere attaccati a questo strano pezzetto di terra che si aggira nell'universo. Scusate mi è scappato di citare un altro poeta italiano e la sua Vertigine: Giovanni Pascoli. Continuiamo così e forse un giorno migliore realmente arriverà. Buona vita a tutti noi!

PARLANDO DI COSTITUZIONE



VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 14

“Il domicilio è inviolabile

Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela delle libertà personali.

Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o ai fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali”

“Racconto a mano libera”, per ricordare i settanta anni dall’entrata in vigore della costituzione pubblica gli articoli della nostra carta fondamentale. Oggi parliamo dell’articolo 14. E’ dedicato al diritto a vivere e ad abitare in un posto sicuro e confortevole, senza che nessuno possa mettere a repentaglio la nostra sicurezza e quella dei nostri beni. Il luogo in cui ogni persona vive ed esercita le proprie attività quotidiane è inviolabile. Questo è il senso del primo comma di codesto articolo della Costituzione. I brocardi  medievali, commenti dei dotti antichi alle leggi degli uomini, dicevano che ogni uomo è un sovrano a casa propria. Questo concetto è stato fatto proprio da tutte le costituzioni democratiche moderne, anche quella del nostro paese.  La casa, il domicilio, diviene il luogo in cui si custodiscono i preziosi ricordi di una vita, dell’avvicendarsi dei tempi, dell’esperienze familiari. Ogni casa è un museo di una persona o di più persone. Un luogo in cui è segnato il transito su questa terra di colui che vi abita. Certo non gradi condottieri, non statisti, non artisti ma persone comuni che hanno comunque il diritto e anche il dovere di lasciare ai posteri i segni del loro transito in questa terra. La casa quindi è un monumento alla vita di chi vi abita. La legge dello stato deve fare in modo che venga custodita. Ma la casa non è solo custode dei ricordi, è qualcosa di ancor più prezioso. E’ il focolare in cui chi vi abita si stringe per vivere in maniera confortevole e dignitosa il susseguirsi dei giorni. Ognuno dovrebbe avere  un rifugio proprio ove stare, un luogo ove vivere con la propria famiglia, il diritto alla casa deve essere garantito a tutti. Per questo è bene che lo stato si adoperi per ampliare una sana edilizia popolare, che permetta a chiunque di accedere al diritto alla casa. Ma non c’è solo il diritto ad avere la casa, c’è il diritto a scegliere chi favi entrare e quando. E’ un diritto fondamentale che va oltre il semplice diritto di proprietà. Io non posso entrare, senza il permesso del padrone di casa, in un appartamento non solo perché “non è mio”, ma anche perché facendo così violo il diritto personale del titolare della casa a custodire al suo interno i propri beni i propri ricordi scegliendo a chi mostrali. Insomma il diritto al domicilio va altre i freddi diritti di natura economica. E’ un modo per custodire il bene prezioso della famiglia. E’ un modo per custodire i ricordi dei propri casi, se si abita in una casa che è da generazioni proprietà del proprio ceppo familiare. E’ un modo per custodire i propri figli. E’ un diritto sacrosanto del genitore sapere che se i propri bambini stanno a casa non corrono i pericoli prodotti dal mondo esterno. Ecco perché la sicurezza, l’operare dello stato per evitare aggressioni e furti all’interno di case e abitazioni, non è solo un doveroso atto di polizia, ma un importantissimo strumento per adempiere a un sacro e inviolabile principio costituzionale. Neanche lo stato può violare il sacro domicilio. Le perquisizioni, i sequestri e le ispezioni all’interno di una casa devono essere giustificate solo e unicamente da fattispecie giuridiche previste dalla legge. Nessuna forza istituzionale può impunemente entrare nel domicilio di qualsiasi persona, questo è un diritto dell’uomo, un diritto che deve essere garantito a chiunque. I casi previsti dalla legge sono quelli propri del codice penale. Si può sequestrare beni da parte delle forze dell’ordine  se le cose in questione sono oggetto o causa di reati, sempre previa l’autorizzazione del giudice. La libertà personale, anche in questi casi, deve essere tutelata. Non vi possono essere azioni di polizia che violano la dignità della persona possessore e abitante del luogo oggetto di atti giudiziari. C’è un’altra eventualità in cui l’autorità statale può predisporre sequestri . E’ il caso in cui il possessore non abbia adeguatamente svolto il proprio dovere di cittadino nell’adempiere i suoi doveri di natura fiscale. Le autorità preposte al controllo delle tasse possono procedere a sequestri e ingiunzioni. Ciò è possibile in nome del bene superiore della collettività, che ha nocumento da coloro che provano ad aggirare i loro doveri fiscali. I sequestri sono giustificati dal danno che malati, disabili, poveri ed emarginati ottengono a causa di chi non dichiara le proprie entrate. Minori entrate fiscale vuol dire meno servizi e meno azioni per tutelare la dignità nei confronti del settore più debole della società. Urge sottolineare che Lega e Forza Italia da vent’anni si battono per eliminare il principio di solidarietà fiscale. Silvio Berlusconi, condannato dai giudici italiani per frode fiscale, sta portando la sua battaglia presso i tribunali europei per riavere il diritto a sedere in parlamento. E’ una battaglia di civiltà che Forza Italia porta avanti in tutela dei tanti evasori fiscali, una coerenza che i cittadini hanno premiato con il voto. Quando Berlusconi, assieme al suo collaboratore Agrama, fu condannato per aver portato soldi all’estero scesero in piazza commossi tanti cittadini che solidarizzarono con loro. Ecco noi stiamo dall’altra parte, noi crediamo che le tasse bisogna pagarle. Noi facciamo una battaglia ideale contro lo “spirito del ‘94”, cioè contro le tesi forza leghiste in favore dell’evasione. Rimane il fatto che ci sono milioni di italiani che non la pensano come noi, che voteranno in massa per Salvini e Berlusconi e spereranno che gli evasori fiscali possano dormire sonni tranquilli. Il loro punto di vista lo rispettiamo. Urge però sottolineare che per permettere a Berlusconi di portare all’estero i propri beni senza  pagare le tasse bisogna eliminare in costituzione anche questi passi che impongono la solidarietà sociale. Rispetto l’impegno dei militanti di Forza Italia e Lega di aiutare chi ha beni all’estero, chi evade le tasse, ma è arrivato il tempo di cambiare la costituzione, se no, non ci saranno manifestazioni ,non ci saranno voti popolari che potranno impedire a un giudice di sindacare sui giri bancari di Berlusconi, e dei tanti altri attivisti di destra, estero per estero. Ultimo caso in cui il domicilio può essere violato sono i motivi di natura sanitaria o legati a calamità fisica. La salute pubblica può autorizzare, non solo la magistratura ma anche le amministrazioni locali e nazionali, a fare sequestri e ispezioni di case e appartamenti. Pensiamo al caso tragico di un sisma, le autorità della protezione civile devono ispezionare gli edifici per appurare se sono lesionati o meno. Ricordiamo i terremoti dell’Aquila e di Amatrice in cui la protezione civile ha dovuto controllare tanti appartamenti. Ovviamente ciò dovrebbe avvenire in maniera celere e l’azione  dovrebbe essere improntata a ridare il luogo di abitazione al legittimo residente. Spesso purtroppo non avviene, a causa dei ritardi della Pubblica Amministrazione. Rimane però una verità indiscutibile, la salute generale e del singolo è un diritto sacrosanto, la sua tutela prevale finanche al diritto di avere una casa. Il bene della salute è troppo prezioso. In passato le epidemie di colera, ad esempio, hanno reso necessario ispezioni e sequestri di appartamenti. Speriamo che questi tristi eventi non avvengano mai più, però è d’obbligo ricordare che il personale medico, in veste di funzionario pubblico, in tali casi deve procedere al sequestro e alla sterilizzazioni dei locali. La salute generale prima di tutto.
Testo di Giovanni Falagario

COMUNITA' E CORONAVIRUS



LA CALMA

Uno dei regali che mi ha fatto questo strano tempo del Coronavirus è la calma. Stavo esprimendomi al plurale. Stavo dicendo “ci ha fatto”. Ma il pensiero è subito corso ad infermieri e medici che stanno in queste ore lottando contro il tempo, oltre che contro il male, per salvare vite umane. Insomma questa calma che pervade le nostre città e i nostri borghi, nasconde una frenesia di vita che si fa concreta nelle cure mediche. Non possiamo che ringraziare coloro che spendono la propria esistenza, donano la propria professionalità, per salvare l’esistenza altrui. Vorremmo tanto che un po’ di quiete e di serenità giungesse anche loro. Vorremo che la malattia tremenda non li costringesse ad affrontare le situazioni estreme dell’oggi. Fa piangere la testimonianza di alcuni dottori e dottoresse che raccontano di essere stati costretti a scegliere fra salvare uno o l’altro paziente. In un sistema sanitario inadeguato, per forza di cose, a soccorrere un numero così alto di persone purtroppo uno tragico discernimento è inevitabile. La pandemia si manifesta brutale nei ricoveri per anziani. Il pensiero è alle vittime del “Pio albergo Trivulzio”, ma non solo. Il pensiero va ai loro familiari che stanno vivendo un lutto tremendo. I morti son tanti. I dolori innumerevoli. Bisogna pensare a quello che è il senso della vita per poter superare insieme questa immane tragedia. Come non  piangere per la Lombardia? La regione martire del Corona Virus che fino a ieri era il simbolo della ricchezza italiana, e oggi invece, pur rimanendo certamente faro dell’industria nazionale, è prostrata di fronte al dolore. Come non provare senso di stordimento nel vedere il simbolo della prosperità italica prostrata. Luoghi come la Liguria, il Piemonte, il Veneto ed Emilia Romagna simboli della modernità, oggi sono travolti dal male. Allora calma. Ragioniamo insieme, pensiamo a futuro possibile più bello. Pensiamo a darci una mano a vicenda. Sono di solo due giorni fa le parole di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, che ha dichiarato che la sua comunità è pronta ad accogliere e a soccorrere chi vive nel Nord Italia, malgrado anche la Puglia viva la sua emergenza. E’  tempo di comunità. Il Sud vive l’emergenza Corona Virus con meno affanno del nord. E’ giusto che in questo frangente le istituzioni locali meridionali si facciano ponte della rinascita nazionale, in nome di un sentirsi comunità nazionale. E’ giusto che l’Italia cammini insieme a testa alta per un domani migliore, senza Corona Virus. Allora è doveroso pensare alle persone che soffrono, che curano, che soccorrono. E’ giusto esprimere loro una vicinanza morale e spirituale, visto che quella fisica è vietata per evitare il diffondersi del contagio. L’Italia può rinascere. L’Italia può uscire migliore da questa battaglia alla pandemia. Non nascondiamoci, il nostro paese potrebbe diventare, e forse lo è già, più povero economicamente, ma quella che bisogna rincorrere e attenere è la ricchezza del sentirci un’unica cosa, un unico corpo il cui cuore batte all’unisono. Ieri, 12/04/2020 giorno di Pasqua, Andrea Bocelli ha cantato nel Duomo di Milano deserto. Il tenore non vedente, noto in ogni parte del mondo, ha intonato egregiamente, da par suo, canti di musica sacra. Le sue cantiche sono state sentite attraverso il web e la televisioni da tantissime persone. E’ stato un momento in cui siamo stati comunità. La cultura, la nostra tradizione che si fonda in millenni di storia, devono essere l’elemento che ci fa uscire dallo sconforto. L’arte non è solo intrattenimento. La Cultura non è solo un modo per trascorrere le ore di solitudine. E’ un modo per sentirci parte di un progetto comune che fonda le sue radici nei secoli andati e mostra i suoi rami, alti e rigogliosi, verso il futuro. La calma è la virtù dei forti? Non so se forti lo siamo veramente, chi vi scrive sicuramente non lo è. Ma sappiamo con certezza che la calma è il modo per sentire il battito del cuore di chi ci sta accanto o anche di chi ci è molto lontano. E’ lo strumento per condividere il dolore di chi sta male, di piangere con chi ha perso i propri cari e di pensare a un futuro comune migliore.  

domenica 12 aprile 2020

PARLANDO DI COSTITUZIONE



ARTICOLO 13 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

“La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore alla autorità giudiziaria e, se questa non convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva”

“Racconto a mano libera” in occasione dei settanta anni della Costituzione Italiana sta pubblicando gli articoli della nostra carta fondamentale. Dopo esserci soffermati sui primi 12, che racchiudono i principi fondamentali dell’ordinamento, discutiamo della “Parte Prima” della costituzione dedicata ai “diritti e doveri dei  cittadini”. Questa è divisa a sua volta in quattro Titoli: il primo è dedicato ai rapporti civili; il secondo è dedicato ai rapporti etico sociali; il titolo terzo ai rapporti economici; il titolo quarto ai rapporti politici. Ogni titolo è composto da diversi articoli ognuno dedicato a un diritto inviolabile della persona. Diritti che non possono essere scalfiti da nessuno, neanche dallo stato stesso, che sono uno scudo della singola persona contro glia attacchi alla integrità fisica, politica e morale che può subire da chiunque. Il primo articolo del titolo primo è quello denominato numero “13”. L’incipit è fulminante: la libertà personale è inviolabile”. La persona e la sua libertà è un tempio, sembra vogliano dire i padri costituenti, chi attenta alla sua integrità fisica e morale commette un sacrilegio. Siamo lontani dagli oscuri tempi del fascismo in cui chiunque poteva essere arrestato per ordine della polizia giudiziaria, senza alcun controllo di un potere terzo quale la magistratura. Nessuno può subire restrizioni alla libertà personale. Nessuno può essere detenuto arbitrariamente. Nessuno può subire perquisizioni o ispezioni senza che vi sia una ragione legata alla sicurezza e alla difesa della collettività. Inoltre questa ragione deve essere scritta in una legge e motivata. Insomma è il parlamento, direttamente eletto dai cittadini, che può  indicare le ragioni e in modi in cui la libertà personale può essere negata a un singolo o a un gruppo. Ma il parlamento non è scevro da limitazioni. La Legge che ordina l’applicazione di azioni preventive ed esecutive volte a privare persone delle proprie libertà deve essere conforme ai principi e alle norme della Costituzione Stessa, non può e non deve negare il principio di rispetto della dignità umana che è fondamento dell’ordinamento giuridico repubblicano. Se andiamo a leggere l’articolo tredici, questo dà delle chiari indicazioni al futuro legislatore di come la norma vertente la restrizione della libertà personale debba essere. Ogni ordine di reclusione deve essere motivato dall’autorità giudiziaria, cioè è il magistrato, come abbiamo detto potere terzo sottoposto solo alle leggi e alla Costituzione, a ordinare la restrizione di una libertà personale. Quindi è solo il codice penale, non certo un regolamento e una direttiva del governo, a poter decidere quali siano i casi di legge in cui le porte del carcere si aprono per un eventuale condannato, indagato o imputato. Questa è una grande conquista del diritto, una esplicitazione autorevole dell’importanza fondamentale del principio della divisione dei poteri. Il parlamento fa le leggi. Il governo si occupa delle questioni dell’amministrazione, anche di altissimo profilo. E’ la magistratura che si occupa, coadiuvata dalle forze dell’ordine, di far rispettare le leggi e di punire chi non le rispetta. In casi eccezionali, motivati dal necessario intervento tempestivo e indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può attuare provvedimenti provvisori che ledono le libertà personali. Pensiamo a un ladro o un assassino colto sul fatto mentre commette il suo crimine. La polizia può e deve arrestarlo senza aspettare l’autorizzazione del giudice. La flagranza di reato rende necessario l’arresto. Ma questo atto di privazione della libertà deve essere comunicato e motivato all’ordine giudiziario entro quarant’otto ore. Il magistrato deve vagliare e convalidare l’atto d’arresto, se non avviene entro le quarant’ore successive ogni atto cautelare è revocato e privo di effetto. Gli ultimi due comma dell’articolo 13 sono importantissimi, ma purtroppo in buona parte inattuati. Il Terzo dice che “è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni fisiche. La legge che istituisce il reato di tortura ha atteso settant’anni per essere posta in essere dai due rami del parlamento. Solo l’anno passato, 2017, è stata approva, fra l’altro con uno strascico di polemiche fondate su una presunta solidarietà con le forze dell’ordine, quasi che l’istituzione del reato di tortura fosse una ritorsione di qualcuno contro di loro. Invece la norma sul reato di tortura è ancora una risposta parziale all’esigenza costituzionale di garantire che nessun uomo venga sottoposto a molestie fisiche e psicologiche da parte di istituzioni dello stato e privati cittadini. La nuova legge lascia spazio a valutazioni del giudici, che potrebbero definire episodi di comune violenza atti di vera e propria tortura, solo perché non vi è la “reiterata volontà ad offendere”, quasi che il torturatore sia tale solo se si accanisce irrefrenabilmente contro la vittima. Ma si sa soprattutto la destra vede nella forza bruta non tanto un atto vergognoso, quanto la naturale punizione di persone considerate violente, perché emarginate. L’ultimo comma è “la legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva”. Purtroppo i nostri processi giudiziari sono lunghi e farraginosi, le difficoltà ad arrivare a sentenza definitiva creano la necessità di sottoporre l’imputato a lunghi periodi di carcerazione preventiva. Qui la destra si è battuta valorosamente per l’attuazione dell’ultimo comma, va dato atto a Berlusconi Salvini e Bossi di essersi battuti per la liberazione di persone imputate per reati di natura economica, soprattutto, ma anche per altra materia, vedi il caso Previti che commuove i cuori dei forza leghisti. Hanno ragione nel dire che i processi durano troppo urge una riforma che non scarceri arbitrariamente, ma che non permetta scarcerazioni arbitrarie ma un celere raggiungimento della verità giudiziaria. Ultima nota dolente: lo stato delle carceri. Le prigioni italiane sono in uno stato di degrado sconfortante. I detenuti hanno il diritto, anche se in cattività, di vivere decorosamente. Ciò in Italia non avviene ed è un grande nocumento per una nazione patria dei diritti che ha dato i natali a quel Cesare Beccaria che scrivendo tre secoli fa “dei diritti e delle pene” ha aperto la strada a una giustizia umana.
Testo di Giovanni Falagario