giovedì 29 ottobre 2020

IL DOMANI OSCURO


 

IL DOMANI OSCURO

I dati del contagio fanno paura. Dopo mesi il Corona Virus, morbo che sta segnando questo anno, è ancora a mietere vittime. Regioni simbolo del nostro paese, il Veneto, la Liguria, il Piemonte e la Lombardia sono in ginocchio. Le regioni più industrializzate sono allo stremo. Lo stesso vale per la regione Lazio, culla della civiltà romana e la Campania. Ma l’elenco delle zone del nostro Bel Paese colpite dalla pandemia è lungo,  tutta l’Italia è segnata dall’infezione, oramai da tempo. Sono lontani anni luce i mesi di Febbraio e Marzo quando l’infezione sembrava circoscritta in alcuni territori. Questi tempi, certo, facevano paura, ma visti con gli occhi nostri che hanno scrutato gli eventi successivi, appaiono poca cosa di fronte agli ospedali saturi di malati gravi, ad Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, che a Giugno rimaneva isolato nel suo studio perché in quarantena. A Guido Bertolaso, chiamato da Matteo Salvini e Silvio Berlusconi in Lombardia per fronteggiare l’emergenza e poi ammalatosi anche egli. Ora ci troviamo di fronte a un’emergenza simile a quella d’inizio estate. Il terrore di rivedere l’esercito scortare i morti per dargli una sepoltura, come successe nelle terre lombarde, a Bergamo, è forte. Il terrore di rivedere l’emergenza a Vò, in Veneto

I dati sono allarmanti. A fronte di un alto numero di “tamponi”, come viene chiamato il sistema più efficace per individuare i malati di Corona Virus si riscontrano un numero altissimo di malati. La Campania è anch’essa terribilmente colpita, con un alto numero di contagi. A poco sono servite le misure preventive del Presidente campano, Vincenzo De Luca, che appaiono atti velleitari al pari del suo omologo lombardo Attilio Fontana. L’emergenza ha messo in luce le profonde debolezze di un sistema sanitario nazionale che è fondato sul regionalismo, ed è giusto sottolineare la contraddizione che non è solo lessicale ma anche metodologica. Come si può affidare la salute collettiva di tutta la popolazione nazionale alla gestione della politica locale? Non sarebbe meglio rimodulare l’azione di profilassi pubblica su modelli che si fondano sul pensiero volto a preservare il bene comune, cioè gli standard sanitari che devono essere uguali per tutti a prescindere dal censo e dal luogo in cui si è nati. Il pensiero va a Nicola Zingaretti, presidente della regione Lazio, anch’esso positivo, poi guarito, al Corona Virus qualche mese fa. Anche la regione della Capitale sta soffrendo per l’emergenza. Gli ospedali sono saturi. C’è un affollamento nei centri di diagnostica. C’è un pericolo reale di propagazione del morbo. Anche il Lazio è in emergenza e non riesce ad uscirne. Insomma ogni parte del paese è in pericolo, vale per la Sicilia e per la Sardegna. Ricordiamo che Flavio Briatore si è ammalato in Costa Azzurra.

Allora che fare? La reazione del governo nazionale, guidato da Giuseppe Conte, c’è stata, ma i dubbi sull’efficacia ci sono. Le riaperture delle attività commerciali di svago di Agosto e Settembre sono state forse la causa della perpetuazione del Virus anche in questo triste autunno. Era necessaria un’azione più severa, anche se questo sarebbe andato a discapito di una già difficile congiuntura economica che vede l’Italia, come il resto del mondo, precipitare in una crisi senza precedenti. Ma i dati sono implacabili. Il male non si è ridotto, anzi i contagi aumentano. Le responsabilità devono essere divise fra politica e amministrazione, ma è la politica la prima responsabile davanti alle scelte che garantiscono o non garantiscono il benessere della collettività. Davanti all’aumento dei contagiati e giusto che sia messo sotto una vigile lampada di controllo pubblico l’operato dell’Esecutivo. È bene che il governo, che sta utilizzando strumenti di comando eccezionali che esulano il normale agire pubblico, debba rispondere alla pubblica opinione. È il primo imputato davanti alle difficoltà del vivere quotidiano. È lui che deve garantire aiuto a coloro che gestiscono attività che purtroppo sono colpite dall’emergenza del contagio, penso ai bar i cinema i teatri le palestre e tanto altro. Insomma è ora che la coalizione Partito Democratico, Italia Viva, Liberi e Uguali e Movimento Cinque Stelle (quest’ultimo il più importante e con maggiori consensi parlamentari) reagiscano in modo da mettere al sicuro il paese. È bene che chiedano il supporto anche dei partiti che attualmente sono all’opposizione: la Lega (attualmente secondo i sondaggi il partito italiano con più consenti), Forza Italia e Fratelli d’Italia. Bisogna mettere al sicuro la salute di tutti. È questa l’unica e vera priorità che deve avere la politica oggi. Ce lo ricorda il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in questi mesi è indefessamente alla ricerca di ponti di dialogo fra i partiti, al fine di creare una solida unità nazionale pronta ad affrontare la malattia. Bisogna riuscire. Bisogna che cittadini, politica, istituzioni e, soprattutto, i medici e il personale sanitario facciano un fronte comune per portare serenità al paese e debellare il perfido Corona Virus, guarendo coloro che sono degenti e garantendo la salute a tutti. È l’unico modo per vedere la luce e non sprofondare in un domani oscuro.

martedì 27 ottobre 2020

PARLANDO DI COSTITUZIONE

 


ARTICOLO 83 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

“Il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.”

L’articolo 83 della Costituzione è il primo dei nove articoli che compongono il titolo secondo della seconda parte della nostra Carta Fondamentale. Tale Titolo è interamente dedicato a delineare la figura e le funzioni del Presidente della Repubblica. Il Primo Cittadino dello stato ha un ruolo importantissimo. È il garante dell’unità nazionale ed è il sommo custode dei valori repubblicani. Il suo ruolo non è politico, non entra nell’agone dello scontro tra i partiti. La sua funzione travalica i tradizionali poteri dello stato. Il presidente della Repubblica non è inquadrabile all’interno del potere giudiziario, politico e legislativo. È chiamato a vegliare sull’attività di tutta la repubblica, in modo che venga garantito il rispetto delle regole democratiche fondamentali e la volontà del popolo. L’articolo 83 indica le modalità d’elezione dell’inquilino del Quirinale. La prima cosa da notare è che il Primo Cittadino dello stato non è eletto direttamente dal Popolo. È il Parlamento ad eleggerlo. Sono i rappresentanti dei cittadini, in seduta comune, a designare tale carica. A questi si sommano tre delegati per ogni Regione, solo la Valle d’Aosta, poiché ha un numero esiguo di abitanti, ha un solo delegato. Occorre notare che i delegati regionali vengono nominati dai Consigli Regionali. Ogni Regione sceglie i propri rappresentanti chiamati ad eleggere la prima carica dello stato. Le modalità di voto devono garantire che siano rappresentate anche le minoranze all’interno del Consiglio. Bisogna sottolineare che all’elezione del Presidente della Repubblica è chiamato il Parlamento in seduta comune. Non sono le due Camere gli organi costituzionali chiamati a questo compito, è un organo con proprie caratteristiche e con propria autonomia che è il “parlamento in seduta comune”. Un organo diverso anche da quello chiamato ad eleggere i membri della Corte Costituzionale e i membri del Consiglio Superiore. In questi casi il Parlamento è costituito dai membri del Senato e della Camera, mentre nell’elezione del Presidente della Repubblica vi è l’apporto prezioso dei rappresentanti delle Regioni. Insomma il Presidente della Repubblica eletto non è la mera espressione delle forze politiche nazionali, è anche il frutto delle scelte delle assemblee regionali. Il  Presidente della Repubblica è slegato da ogni rapporto con la maggioranza che l’ha eletto. Non deve dare conto alla maggioranza che l’ha eletto, ma deve rispondere all’intera nazione dei suoi atti. Il suo alto mandato non è politico nel senso stretto, è volto a compiere gli alti oneri che la Costituzione gli impone di rispettare. Anche per questo l’articolo 83 prescrive maggioranze elevate per eleggerlo. Il Parlamento in seduta comune deve raggiungere un consenso molto ampio sul candidato. Nei primi due scrutini è necessario il convergere dei due terzi dell’assemblea su un candidato per determinarne l’elezione. Negli scrutini successivi il quorum si abbassa. Comunque è necessario il consenso della maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea per determinare l’elezione del Presidente della Repubblica. Un quorum alto se si pensa che è stato pensato quando le i rappresentanti delle Camere erano eletti con un sistema proporzionale che favoriva la frammentazione politica. Bisogna ricordare che il parlamento in seduta comune è, per prassi e tradizione, presieduto dal Presidente della camera dei Deputati, che svolge la funzione di garante dell’assemblea parlamentare. Gli uffici di presidenza sono gli stessi della Camera, come lo sono i funzionari e gli assistenti. Insomma il Parlamento in seduta Comune mutua i regolamenti e la prassi della camera dei Deputati. In teoria potrebbe darsi un regolamento proprio, come tutti gli organi costituzionali assembleari. Ma le funzioni, meramente elettive, e i tempi, limitati all’espletamento delle funzioni elettorali, hanno scoraggiato tale scelta. Si è preferito mutuare il regolamento della Camera dei deputati.

giovedì 22 ottobre 2020

LA MEMORIA

 


IL TEMPO DELLA MEMORIA

Il Medioevo è un momento particolare della storia dell’occidente, e soprattutto dell’Europa. È come se quello che si chiamerà il Vecchio Continente si fosse ripiegato in se stesso per poter, poi, compiere il balzo decisivo. Il balzo, oso dire, che avrebbe portato negli anni 60 del XX secolo fino a raggiungere addirittura la Luna. Insomma il Medioevo è il momento in cui la cultura ha guardato indietro, ha letto i grandi del mondo classico,  per poter porre le fondamenta di quel movimento intellettuale e artistico che si autodefinirà nel ‘400, con estremo orgoglio, Rinascimento. Ma cosa è successo nei secoli, che una certa dottrina chiama bui, ma che oscuri non sono affatto? Si è rimodulato il rapporto fra l’umanità e la natura. La ferinità dell’ambiente ha costruito le basi per far nascere la certezza che l’uomo può difendersi dagli eventi naturali solo se è in comunità. Sant’Agostino disegnerà la città come il luogo per antonomasia in cui l’umanità vive in sicurezza e progredisce alacremente. Metterò in contrapposizione la città degli uomini, il luogo della vita sociale quotidiana, con la città di Dio, cioè con la perfezione che si adempie con il mantenimento delle promesse che Dio ha fatto agli uomini. Ma urge sottolinearlo per Agostino, come per tutti gli uomini che verranno dopo di lui, è la Città il luogo in cui l’umanità si compie sia nella sua tensione al quotidiano sia in quella verso l’epifania della sua similitudine a Dio.

Insomma il Medioevo è il tempo della rilettura del passato. È la scoperta della centralità della natura umana rispetto agli imperiosi attacchi naturali. È il tempo della ricerca spasmodica della sicurezza in un mondo ove omo omini lupus. Cioè è il tempo della ricerca di una pace interiore e relazionale, in una realtà in cui gli attacchi esterni, i barbari, intesi come violenti invasori, sono l’elemento predominante e che fa paura. Il Medioevo è quindi il tempo dei Castelli, delle Fortificazioni, dei fortini contro il male che circonda e uccide. È il tempo della fine dei tempi. La sensazione che la Fine del Mondo fosse prossima era forte. Ecco perché bisognava raccogliere il patrimonio culturale dell’intera umanità è accingersi a donarlo a Dio, quale sacrificio dell’intera stirpe umana offerto al divino. Ecco perché i monasteri erano diventati ricettacolo di tutta la tradizione antica. Le biblioteche erano diventate il luogo della conservazione della memoria degli atti e delle opere umane da mostrare a Dio quale ottimo olocausto.

Questo stato di terrore, la paura di morire per mano di altrui mani crudeli o a causa del disegno apocalittico divino, ha fondato la base della cultura, che il Rinascimento, paradossalmente, chiamerà Medievale. Mente i dotti dei secoli tristi non vedevano alcun futuro in terra, ma solo quello celeste con il nuovo avvento di Cristo. Coloro che verranno dopo, guarderanno anche con disprezzo, un’epoca da loro considerata solo come una transizione fra i tempi dell’architettura e della letteratura classica e quella che sarà la cultura moderna, dal Rinascimento ai giorni nostri. Ma il Medioevo non è solo un sbiadito passaggio di consegne fra Virgilio e Dante, fa la letteratura di ieri e quella moderna. Il Medioevo è anche rimodulazione del linguaggio. È sana contaminazione fra culture diverse. È scontro violento, certo, ma è anche incontro. Incontro fra il mondo latino e quello germano. Incontro fra la cultura mediorientale, incarnata dagli arabi diventati musulmani, e quella Mediterranea. È violenza, certo. Ma purtroppo quale epoca non è segnata da morte? Dobbiamo ricordare gli orrori del XX secolo. Ma è anche costruttivo raffronto. Allora è il momento di ricordare il tempo in cui la memoria era predominante. Il Medioevo è stato prezioso proprio perché ha saputo conservare la memoria del passato, ponendo le basi per il futuro. È stato, ho già detto, il momento in cui l’atleta chiamato umanità si è rannicchiato per poter giungere con un balzo al cielo. Come ci ricorda dante Alighieri bisogna attraversare l’oscurità dei meandri dell’inferno per poter al fin rivedere le stelle.

IL CAMMINO ACCIDENTATO E DOLOROSO DELLE DEMOCRAZIE

 


AMERICA

Quello che è successo a Minneapolis il 30 maggio 2020 segnerà profondamente la vita sociale degli USA. La morte di George Floyd, un afroamericano, ha messo nuovamente in discussione la pace sociale del paese. Ricordiamo che Floyd è morto soffocato ad opera di un poliziotto bianco. Il cui nome è Darek Chauvin che ha soffocato la vittima ponendogli un ginocchio sul collo. Questo gravissimo episodio ha provocato in questi giorni la protesta vibrata e, purtroppo, in alcuni momenti significativi violenta dalla comunità di colore statunitense. Perfino la Casa Bianca è stata letteralmente ostaggio dei manifestanti. Donald Trump, il presidente, e rimasto intrappolato nella sua residenza, non potendo uscire da lì se non attraverso l’uso di elicotteri o uscite non conosciute al pubblico. Il presidente intrappolato ha accusato apertamente il sindaco di Washington, rea, si tratta di una donna, di aver costretto alla cattività il primo cittadino degli States. Trump ha richiamato il senso di insicurezza, sentimento che non è solo suo ma di gran parte della popolazione. Non ha mancato di denunciare le colpe di Barack Obama, l’ex presidente, per questo senso di insicurezza che caratterizza la società in questo tempo. Ma quello che vorrei sottolineare è il sommovimento che caratterizza ormai molte città americane. Le proteste non sono a Minneapolis, sono anche in tutte le grandi città americane. Abbiamo ricordato le manifestazioni di Washington che hanno circondato la Casa Bianca, ma è bene ricordare il manifestare di Los Angeles, di New York e di molte altre metropoli. Noi abbiamo ricordato in altri scritti gli scontri violenti che ci sono stati, i quali hanno provocato morti e feriti fra cittadini e forze dell’ordine, fino al punto da provocare un morto e molti feriti. Questo è deprecabile. Bisogna tendere a costituire una società che dialoga e si confronta ripudiando ogni forma di violenza. Ma quello che urge sottolineare è che il ribellarsi della popolazione, di colore ma non solo, alla violenza contro Floyd e gli altri come lui, è un modo per poter costruire una comunanza di persone che si fonda sulla convivenza pacifica, e ripudia radicalmente ogni forma di strumento cruento per affermarsi come persona e per mettere ordine nella comunità. Vivere pacificamente è l’unico mezzo per vivere meglio. Se perfino l’uomo più potente del mondo, Donald Trump, è rimasto prigioniero degli scontri e della violenza non riuscendo a gestire la propria vita, vuol dire che la società non riesce a creare quelle basi di sicurezza che è il presupposto per vivere una vita bella. In America, e purtroppo non solo lì, non si può uscire di casa senza rischiare di essere vittima di violenza “istituzionalizzata” (la polizia che uccide un cittadino) oppure dalla criminalità comune e no. Questo stato di cose è necessario che cambi. Bisogna che l’altro non sia più visto come un pericolo per la propria stessa vita. Questo non è certo un obbiettivo facilmente raggiungibile. Ma è l’unico modo per costruire una società migliore. Bisogna fondare il nostro agire sociale e politico sul sentimento della comunanza, sulla convinzione che se la vita del mio prossimo migliora anche la mia vita. Il benessere di chi mi sta vicino produce il mio benessere. Allora sperare che la pace torni, sperare che le violenze razziali e fasciste, penso a organizzazioni quali il clux xlu clan, che sfruttano le dicotomie fra comunità bianca e nera per fomentare il male. Bisogna rispondere a questa cultura dell’odio con una coltura (intendo coltivazione, fare cresce come un albero), della pace.

PARLANDO DI COSTITUZIONE

 


ARTICOLO 83 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

“Il presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.”

L’articolo 83 della Costituzione è il primo dei nove articoli che compongono il titolo secondo della seconda parte della nostra Carta Fondamentale. Tale Titolo è interamente dedicato a delineare la figura e le funzioni del Presidente della Repubblica. Il Primo Cittadino dello stato ha un ruolo importantissimo. È il garante dell’unità nazionale ed è il sommo custode dei valori repubblicani. Il suo ruolo non è politico, non entra nell’agone dello scontro tra i partiti. La sua funzione travalica i tradizionali poteri dello stato. Il presidente della Repubblica non è inquadrabile all’interno del potere giudiziario, politico e legislativo. È chiamato a vegliare sull’attività di tutta la repubblica, in modo che venga garantito il rispetto delle regole democratiche fondamentali e la volontà del popolo. L’articolo 83 indica le modalità d’elezione dell’inquilino del Quirinale. La prima cosa da notare è che il Primo Cittadino dello stato non è eletto direttamente dal Popolo. È il Parlamento ad eleggerlo. Sono i rappresentanti dei cittadini, in seduta comune, a designare tale carica. A questi si sommano tre delegati per ogni Regione, solo la Valle d’Aosta, poiché ha un numero esiguo di abitanti, ha un solo delegato. Occorre notare che i delegati regionali vengono nominati dai Consigli Regionali. Ogni Regione sceglie i propri rappresentanti chiamati ad eleggere la prima carica dello stato. Le modalità di voto devono garantire che siano rappresentate anche le minoranze all’interno del Consiglio. Bisogna sottolineare che all’elezione del Presidente della Repubblica è chiamato il Parlamento in seduta comune. Non sono le due Camere gli organi costituzionali chiamati a questo compito, è un organo con proprie caratteristiche e con propria autonomia che è il “parlamento in seduta comune”. Un organo diverso anche da quello chiamato ad eleggere i membri della Corte Costituzionale e i membri del Consiglio Superiore. In questi casi il Parlamento è costituito dai membri del Senato e della Camera, mentre nell’elezione del Presidente della Repubblica vi è l’apporto prezioso dei rappresentanti delle Regioni. Insomma il Presidente della Repubblica eletto non è la mera espressione delle forze politiche nazionali, è anche il frutto delle scelte delle assemblee regionali. Il  Presidente della Repubblica è slegato da ogni rapporto con la maggioranza che l’ha eletto. Non deve dare conto alla maggioranza che l’ha eletto, ma deve rispondere all’intera nazione dei suoi atti. Il suo alto mandato non è politico nel senso stretto, è volto a compiere gli alti oneri che la Costituzione gli impone di rispettare. Anche per questo l’articolo 83 prescrive maggioranze elevate per eleggerlo. Il Parlamento in seduta comune deve raggiungere un consenso molto ampio sul candidato. Nei primi due scrutini è necessario il convergere dei due terzi dell’assemblea su un candidato per determinarne l’elezione. Negli scrutini successivi il quorum si abbassa. Comunque è necessario il consenso della maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea per determinare l’elezione del Presidente della Repubblica. Un quorum alto se si pensa che è stato pensato quando le i rappresentanti delle Camere erano eletti con un sistema proporzionale che favoriva la frammentazione politica. Bisogna ricordare che il parlamento in seduta comune è, per prassi e tradizione, presieduto dal Presidente della camera dei Deputati, che svolge la funzione di garante dell’assemblea parlamentare. Gli uffici di presidenza sono gli stessi della Camera, come lo sono i funzionari e gli assistenti. Insomma il Parlamento in seduta Comune mutua i regolamenti e la prassi della camera dei Deputati. In teoria potrebbe darsi un regolamento proprio, come tutti gli organi costituzionali assembleari. Ma le funzioni, meramente elettive, e i tempi, limitati all’espletamento delle funzioni elettorali, hanno scoraggiato tale scelta. Si è preferito mutuare il regolamento della Camera dei deputati.

PREVENZIONE E SALUTE COLLETTIVA

 GLI EVENTI

Oggi sembra che si sia tornato indietro di qualche mese. Il virus sta colpendo con veemenza esattamente come a primavera scorsa. Le terapie intensive, purtroppo, si stanno riempiendo di degenti. Gli ospedali sono in estrema allerta. Fortunatamente l'Italia si può avvalere di personale paramedico e medico ottimamente preparato e dedito alla cura del prossimo. Ma questo purtroppo non è sufficiente. Regioni importanti, come la più importante la Lombardia, stanno soffrendo l'irruenza del procedere del morbo. La campania è allo stremo. Il Nord e il Sud del paese è segnato dall'emergenza. Come fare? Come Reagire? Trovare una risposta a queste domande è la chiave per prendersi cura di chi è più debole ed rischia che il Corona Virus segni in maniera definitiva la sua esistenza. I malati cronici, gli anziani sono le persone che rischiano la vita. Ma, è bene ricordarlo, il Corona Virus non fa sconti a nessuno. Anche i più giovani sono colpiti, spesso guariscono senza troppe conseguenze postume, ma non bisogna mai scordare che il pericolo di gravi conseguenze è anche per loro. In più chi contrae il morbo, anche se non manifesta patologie (cosa che avviene), è comunque latore del malanno ad altri, ai propri cari agli anziani. Allora è il momento di essere consapevoli che gli eventi di oggi sono latori di un reale e presente pericolo alla salute di tutti e di ognuno. Bisogna avere comportamenti corretti. Bisogna portare la mascherina, per proteggere la salute di chi incrociamo e la nostra. Bisogna mantenere una distanza di sicurezza dall'avventore che incontriamo sia all'aperto e al chiuso. Dobbiamo tenere una distanza di un metro e mezzo da chi incrociamo in mezzo alla strada. Dobbiamo essere, possibilmente, ancor più accorti nei luoghi chiusi ove il virus permane nell'area per più tempo, perché non è disperso dal vento. Per questo è bene utilizzare tutti i dispositivi di protezione personale disponibili. E' bene arieggiare le stanze ove si incrociano le vite di molte persone. E' bene bonificare, cioè pulire affondo l'ambiente con detergenti e disinfettanti. Insomma bisogna dominare gli eventi. Bisogna fare in modo che il virus sia debellato grazie al nostro sforzo quotidiano animato dal buon senso e spirito sociale. La salute del nostro vicino è la salute nostra. Fare in modo che l'altro stia bene, sia sicuro, vuol dire garantire la nostra sicurezza. Non lo dimentichiamo mai. Gli eventi si dominano quando siamo comunità. Una comunità sa che per rimanere forte e viva deve porsi regole rigorose, democraticamente discusse e poi rigidamente rispettate. La distanza, il lavarsi spesso le mani, portare la mascherina e usare gel disinfettanti sono norme che bisogna rispettare.
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domenica 18 ottobre 2020

PARLANDO DI COSTITUZIONE

 


ARTICOLO 82 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

“Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La Commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”.

L’articolo 82 della Costituzione prevede che ciascuna Camera possa disporre inchieste su materie di pubblico interesse. Ciò non esclude, come avviene sovente, che le camere possano disporre, con legge o atto bicamerale non legislativo, di impegnare nell’inchiesta l’intero Parlamento, istituendo una commissione detta bicamerale. Tale commissione è composta, in pari numero, da deputati e senatori. Sia che nasca una commissione monocamerale, sia che si istituisca una bicamerale, è d’obbligo che siano rispettati i rapporti di forza fra le organizzazioni politiche esistenti all’interno del parlamento. Ogni partito deve essere adeguatamente rappresentato all’interno delle commissioni d’inchiesta. L’inchiesta è uno strumento di controllo. È volta ad accertare le responsabilità di funzionari e uomini politici, in relazione ad una situazione di pubblico interesse. Basti ricordare le inchieste sul disastro del Vajont, sul caso Sindona, sulla loggi massonica P2. Possono essere istituite commissioni d’inchiesta volte a controllare il funzionamento di un apparato dello Stato. Tempo addietro è stata istituita una commissione sulla gestione delle risorse della principale azienda industriale dello Stato, I.R.I. Vi possono essere commissioni denominate legislative. Il loro scopo è quello di compiere inchieste su specifiche realtà sociali, al fine di trovare soluzioni normative atte a superare eventuali disparità socio culturali in determinate parti del paese. Pensiamo alle Commissioni per il Mezzogiorno. Le commissioni d’inchiesta vengono istituite con voto a maggioranza semplice. Questo ha prodotto non poche polemiche. Quando fu istituita la commissione Mitrochin, nel 2002, si voleva provare le responsabilità politiche di Romano Prodi in una vicenda di spie che coinvolgeva la vecchia Unione Sovietica. Fu una commissione voluta dalla maggioranza parlamentare composta da Forza Italia (all’ora si chiamava Popolo delle Libertà) e Lega. Un modo per vendicarsi del “nemico” di Berlusconi, quel Romano Prodi che gli aveva conteso la leadership del paese. Una storiaccia fatta di ex miliziani coinvolti nella guerra Jugoslava disposti a dire qualunque cosa pur di avere compensi. Sono stati diversi i cosiddetti “reclutatori”, come Le Havre, gente disposta a dire che Romano Prodi era stato pagato dalla URSS pur di avere non chiari benefici da parte della destra italiana. Questa Commissione d’Inchiesta si risolse in una farsa. È da ricordare l’imbarazzata relazione finale di Paolo Guzzanti, presidente della Commissione, che doveva essere il censore del “traditore” Prodi e invece fu costretto ad ammettere di aver chiamato persone a testimoniare senza aver accertato la loro credibilità dibattimentale. Lo scontro si trasferì sui giornali. Da  una parte “Il Giornale”, quotidiano di propaganda di Berlusconi, e dall’altra “Repubblica”, che al contrario critica da sempre le destre. L’uno difendeva la scelta di attaccare Prodi, l’altro intendeva stigmatizzare la Lega e il Popolo delle Libertà disposti a credere a notizie false pur di mettere in difficoltà l’avversario politico. Questo forse è stato il momento più basso della storia delle Commissioni d’Inchiesta. Che in passato hanno invece avuto il compito di combattere la mafia e la criminalità. Le Commissioni hanno gli stessi poteri e limitazioni dell’autorità giudiziaria. Possono interrogare testimoni, ordinare perizie, richiedere documenti. Il loro compito è di appurare verità storiche e giudiziarie. Il fine è di chiarire davanti alla nazione eventi oscuri che hanno turbato il quieto vivere della Repubblica. Ricordiamo le commissioni sul “Rapimento Moro”. Aldo Moro, statista e giurista di prestigio, fu rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, un gruppo terrorista di matrice marxista leninista. I punti oscuri del tremendo atto di barbarie furono oggetto di elaborazione politica e di indagine di un’apposita commissione parlamentare. Leonardo Sciascia, intellettuale e scrittore siciliano di fama mondiale, ne fece parte, in quanto eletto in parlamento,scrisse da quell’esperienza un libro memorabile: “Il caso Moro”. Sono passati Quaranta anni da quel gesto barbaro, ancor oggi non si è fatta luce interamente sulla vicenda. Una cosa è certa le commissioni parlamentari sono state fonte di nuovi elementi che hanno reso possibile ulteriori indagini da parte della Magistratura Ordinaria. Un dato su cui si può ripartire per dimostrare che l’azione parlamentare d’inchiesta può avere importanza e può contribuire realmente a scoprire verità nascoste. Sarebbe bene che lo spirito della politica, in questo ambito, fosse quello di voler far luce su verità storiche e non quello di utilizzare gli strumenti d’indagine per meri interessi di parte. Il nostro paese ha vissuto tragedie epocali. Ricordiamo la strage di Ustica, quando cadde nei mari siciliani un aereo di linea uccidendo tutti i suoi passeggeri. Quell’incidente forse non fu un incidente. Quel veivolo fu abbattuto. Da chi? Nessuno lo sa ancora! È bene che la politica faccia luce su tali tragedie, è bene che le autorità statali dicano alla nazione intera ciò che sanno e al momento nascondono per non chiari interessi politici. Questo è il compito delle inchieste parlamentari. Fare luce sui problemi dell’Italia, aprendo una discussione franca e costruttiva fra tutte le forze politiche.