lunedì 5 marzo 2018

VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 58

ARTICOLO 58
“I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anni di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno”.
Per festeggiare i settanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione Italiana, atto avvenuto il 1 gennaio 1948, "Racconto a mano libera" pubblica uno alla volta gli articoli della nostra carta fondamentale.
L’articolo 58 della Costituzione Italiana determina quali sono i termini minimi di età per essere eletti alla carica di senatore e per essere elettori del Senato. Se per la camera basta avere diciotto anni per poter esercitare il diritto di voto ed eleggere i deputati. Al senato è necessario avere venticinque anni per esercitare il diritto di elettorato attivo. Invece per esercitare il diritto di elettorato passivo, cioè per poter essere eletto senatore, bisogna avere almeno quaranta anni, mentre per far parte della Camera dei deputati basta essere venticinquenne. La riforma Costituzionale, approvata dal parlamento italiano il 12 aprile 2016 e bocciata dagli italiani nel referendum del 4 dicembre 2016, prevedeva l’abolizione del senato quale camera eletta direttamente dai cittadini. Intendeva ridurre drasticamente il numero dei senatori da trecentoquindici a cento. I senatori dovevano essere componenti dei consigli regionali e non dovevano avere alcun compenso extra per il loro incarico a palazzo Madama. Era una riforma populista, che considerava la politica come spreco di soldi. Il partito guidato da Renzi voleva far passare l’idea che gli stipendi ai politici sono un atto vergognoso. L’elettore ha fatto giustizia di questa riforma. Con il referendum l’ha bocciata. Oggi i senatori hanno lo stesso ruolo dei deputati. Sono giustamente retribuiti e partecipano alla formazione del governo, dandogli la fiducia, tutte cose che la riforma costituzionale voleva abrogare. Onore a Lega, Forza Italia e Movimento Cinque Stelle che si sono battuti convintamente per il “NO”. Nel progetto di riforma costituzionale l’articolo 58 doveva essere interamente abrogato. I senatori, essendo emanazione diretta dei consigli regionali, non avevano bisogno di essere designati dal corpo elettorale. Erano i consigli regionali che dovevano tracciare i profili adeguati a ricoprire il seggio di Palazzo Madama. Bastava aver titolo per risiedere nell’assemblea della regione per poter sedere anche sugli scranni del senato. Quella riforma è acqua passata. Oggi il senato è camera alta. Il suo ruolo rimane importantissimo nel decidere le sorti dello stato. Non è relegato, come voleva la riforma, alle questioni di natura locale, ma è protagonista della vita nazionale e ne determina i destini. La Camera Alta è da sempre inserita negli equilibri del nostro stato. Fin dalla sua nascita ha esercitato un ruolo importantissimo. Con la nascita della Repubblica il ruolo del senato è diventato fondamentale. Mentre durante il regno d’Italia i senatori erano di nomina regia, con l’avvento dello stato Repubblicano i senatori vennero eletti dall’intero corpo elettorale, ultra venticinquenne. Quello che è urgente sottolineare che l’elezione al senato deve essere fatta a suffragio universale e diritto. È un punto centrale. Per suffragio universale si intende che tutti i cittadini sono chiamati al voto, senza distinzione di sesso e di censo. Per elezione diretta si intende che il voto del cittadino deve produrre direttamente l’elezione del senatore. Non vi può essere una forma di elezione indiretta: i cittadini scelgono dei delegati, che dovranno eleggere materialmente il senatore, questa forma di votazione è utilizzata negli Stati Uniti per eleggere il Presidente della Repubblica. Ora in questi decenni abbiamo avuto leggi elettorali che di fatto hanno dato ai partiti il potere di determinare i componenti di entrambi le camere. Di fatto le segreterie dei partiti sceglievano coloro che dovevano sedere sugli scranni del parlamento. Era una forma di elezione indiretta a priori. Si chiedeva ai cittadini di votare per liste bloccate. Cioè i partiti chiedevano il voto per sé e poi mandavano chiunque volessero in parlamento. La legge elettorale ideata dall’onorevole Calderoli ne era l’esempio più lampante. La Lega e Forza Italia avevano bisogno che fossero i leader di partito a scegliere i candidati, perciò idearono un sistema di liste bloccate. Berlusconi e salvini hanno bisogno di persone fidate in parlamento, persone disposte a fare qualsiasi cosa per il capo, disposte a votare qualsiasi legge. La Corte Costituzionale ha più volte bocciato questo modello elettorale. La Consulta considera indispensabile che l’elezione sia diretta. Cioè è necessario che i cittadini siano consapevoli del voto, sappiano di scegliere una persona da mandare in Parlamento e non si affidino alle pur rispettabili opinioni del Cavaliere, come viene chiamato il secolare dominus della vita politica italiana Silvio Berlusconi. Certo che finché la nostra carta fondamentale impone la scelta diretta da parte degli elettori del parlamentare, il disegno di portare in parlamento marionette, voluto da Lega e Forza Italia, avrà l’ostacolo della legge. Anche l’attuale legge elettorale ha delle liste bloccate, buona parte dei componenti delle camere saranno elette con metodo proporzionale in liste bloccate, un terzo invece sarà eletto direttamente dal popolo attraverso il sistema uninominale. Questo sistema è certo più consono alla Costituzione rispetto a quello desiderato da Berlusconi e Salvini, che desiderano un parlamento di nominati, ma è comunque ricco di contraddizioni che vanno risolte con un ulteriore riforma. In conclusione il Senato esiste, non è stato abrogato o ridotto nelle sue funzioni, il senato è eletto dal corpo elettorale ultra venticinquenne, il senato è composto da eletti che hanno compiuto almeno quarant’anni. Quello che manca è una riforma elettorale che garantisca che tutti i senatori siano eletti direttamente dai cittadini e non voluti dalle segreterie di partito.
Scritto da Gianfranco Pellecchia

domenica 4 marzo 2018

VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 57


ARTICOLO 57

“Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione estero.
Il numero dei senatori è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni quale risulta dall’ultimo censimento regionale, sulla base di quozienti interi e dei più alti resti”

Per festeggiare i settanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione Italiana, atto avvenuto il 1 gennaio 1948, "Racconto a mano libera" pubblica uno alla volta gli articoli della nostra carta fondamentale.
Mentre l’articolo 56 della Costituzione disciplina le norme generali per l’assegnazione dei seggi alla Camera dei Deputati, l’articolo 57 dispone le indicazioni generali per l’assegnazione della carica di senatore. Il senato è eletto a base regionale. I 309 seggi elettivi sono ripartiti fra le regioni, che sono considerate quali circoscrizioni nel caso delle elezioni del senato, in proporzione alla loro popolazione, in più vengono assegnati 6 seggi designati dalle circoscrizioni estero. La costituzione, il secondo comma dell’articolo 57, stabilisce che i senatori eletti sono trecentoquindici, di cui 6 sono della circoscrizione estero. L’introduzione dei rappresentanti degli italiani residenti all’estero è stata voluta dal Parlamento, sia per la camera che per il senato, con la legge costituzionale del 23 gennaio 2001. La Costituzione impone che ogni regione debba avere almeno 6 senatori, le regioni più piccole della penisola il Molise e la Valle d’Aosta ne hanno rispettivamente due e uno. Insomma la composizione del senato è su base regionale. È un principio che la Repubblica ha commutato dagli stati federali, in cui la camera alta è l’espressione dell’autonomia locale. In realtà il nostro senato non è espressione delle amministrazioni locali, i senatori, al pari dei deputati, rappresentano la nazione non le loro realtà territoriali. La costituzione impone che la Regione sia semplicemente l’ambito territoriale in cui designare i senatori, mentre per la camera dei deputati è l’intero territorio nazionale. Per diventare senatori, per essere eletti, bisogna avere compiuto almeno quarantenni il giorno delle elezioni, mentre per essere deputati basta averne 25. I senatori vengono eletti fra i componenti delle liste che concorrono alla competizione elettorale. La percentuale della singola lista ottenuta in ogni singola regione determinerà il numero di senatori che il partito o movimento legato alla lista stessa potrà mandare in senato. Insomma se una regione può mandare in senato 5 candidati, questi saranno ripartiti proporzionalmente fra le liste che hanno partecipato alla competizione elettorale in quella determinata regione italiana. Il senato è molto caro ai cittadini italiani. Pochi mesi fa l’elettorato ha bocciato una legge costituzionale che ne riduceva il numero di componenti e ne impoveriva le funzioni. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Andrea Di Maio si sono battuti strenuamente per la difesa delle prerogative senatoriali. La loro battaglia per salvaguardare il numero dei senatori e le loro prerogative è stata accolta dal consenso degli italiani, che hanno detto “No” a Renzi che voleva ridurgli perfino lo stipendio. Secondo la riforma i 100 senatori sopravvissuti dovevano andare a Palazzo Madama gratuitamente. Il senato è il simbolo del paese. Berlusconi e Salvini, quando domani5/03/2018 vinceranno le elezioni si batteranno per tutelare i senatori. Il senato è delle persone sagge, si può votare per eleggere i suoi rappresentanti se si ha raggiunto i 25 anni. È il luogo ove saggezza e moderazione regnano, non è un caso che Silvio Berlusconi sia stato senatore fino a quando una malefica legge l’ha fatto decadere dalla carica solo perché evasore fiscale. Bisogna tutelare quest’assemblea così sacra. Al di là delle polemiche politiche, il senato è un organo costituzionale. La sua funzione è fondamentale, assieme alla camera dei deputati compone il parlamento. In senato si approvano le leggi, il presidente di questa assemblea è la seconda carica dello stato, dopo il presidente della Repubblica. Il presidente del senato ha il compito di sostituire l’inquilino del Quirinale in caso di assenza dal suolo italico o in caso di grave malattia, come avvenne quando alla presidenza c’era Antonio Segni, gravemente ammalato. I cittadini che sono chiamati a votare per il senato compiono un atto importantissimo per i destini della Repubblica, al pari di quando partecipano alle elezioni della Camera dei deputati. Il regime di bicameralismo perfetto, l’assoluta equipollenza delle due camere, voluta dai costituenti si può superare. Forse è il caso che si riformi il potere legislativo italiano. È inutile che due organi così complessi quali Camera e Senato svolgano la stessa e identica funzione. Detto questo è giusto tributare il giusto rispetto al senato e ai senatori che ne fanno parte. Il loro uffici ha reso grandi servizi al paese. Rimane un peccato, però, che questa camera, come molte altre pregevoli istituzioni repubblicane, siano quotidianamente oggetto di una immotivata polemica politica. Il Senato non può essere una casa di riposo per persone non integerrime. Deve essere  un luogo dove si discute delle sorti della nazione. È giusto che abbia un ruolo diverso rispetto alla camera. È giusto che sia espressione reale delle esigenze locali, diventando espressione di enti regionali e comunali. È un peccato che interessi di partito o personali, come nel caso di Berlusconi offeso con il presidente Mattarella non intenzionato a dargli la grazia, abbiano ottenebrato il dibattito sulla riforma costituzionale che mutava il ruolo e la funzione del Senato.  


Testo di Gianfranco Pellecchia

VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE ARTICOLO 57


ARTICOLO 57

“Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione estero.
Il numero dei senatori è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni quale risulta dall’ultimo censimento regionale, sulla base di quozienti interi e dei più alti resti”

Per festeggiare i settanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione Italiana, atto avvenuto il 1 gennaio 1948, "Racconto a mano libera" pubblica uno alla volta gli articoli della nostra carta fondamentale.
Mentre l’articolo 56 della Costituzione disciplina le norme generali per l’assegnazione dei seggi alla Camera dei Deputati, l’articolo 57 dispone le indicazioni generali per l’assegnazione della carica di senatore. Il senato è eletto a base regionale. I 309 seggi elettivi sono ripartiti fra le regioni, che sono considerate quali circoscrizioni nel caso delle elezioni del senato, in proporzione alla loro popolazione, in più vengono assegnati 6 seggi designati dalle circoscrizioni estero. La costituzione, il secondo comma dell’articolo 57, stabilisce che i senatori eletti sono trecentoquindici, di cui 6 sono della circoscrizione estero. L’introduzione dei rappresentanti degli italiani residenti all’estero è stata voluta dal Parlamento, sia per la camera che per il senato, con la legge costituzionale del 23 gennaio 2001. La Costituzione impone che ogni regione debba avere almeno 6 senatori, le regioni più piccole della penisola il Molise e la Valle d’Aosta ne hanno rispettivamente due e uno. Insomma la composizione del senato è su base regionale. È un principio che la Repubblica ha commutato dagli stati federali, in cui la camera alta è l’espressione dell’autonomia locale. In realtà il nostro senato non è espressione delle amministrazioni locali, i senatori, al pari dei deputati, rappresentano la nazione non le loro realtà territoriali. La costituzione impone che la Regione sia semplicemente l’ambito territoriale in cui designare i senatori, mentre per la camera dei deputati è l’intero territorio nazionale. Per diventare senatori, per essere eletti, bisogna avere compiuto almeno quarantenni il giorno delle elezioni, mentre per essere deputati basta averne 25. I senatori vengono eletti fra i componenti delle liste che concorrono alla competizione elettorale. La percentuale della singola lista ottenuta in ogni singola regione determinerà il numero di senatori che il partito o movimento legato alla lista stessa potrà mandare in senato. Insomma se una regione può mandare in senato 5 candidati, questi saranno ripartiti proporzionalmente fra le liste che hanno partecipato alla competizione elettorale in quella determinata regione italiana. Il senato è molto caro ai cittadini italiani. Pochi mesi fa l’elettorato ha bocciato una legge costituzionale che ne riduceva il numero di componenti e ne impoveriva le funzioni. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Andrea Di Maio si sono battuti strenuamente per la difesa delle prerogative senatoriali. La loro battaglia per salvaguardare il numero dei senatori e le loro prerogative è stata accolta dal consenso degli italiani, che hanno detto “No” a Renzi che voleva ridurgli perfino lo stipendio. Secondo la riforma i 100 senatori sopravvissuti dovevano andare a Palazzo Madama gratuitamente. Il senato è il simbolo del paese. Berlusconi e Salvini, quando domani5/03/2018 vinceranno le elezioni si batteranno per tutelare i senatori. Il senato è delle persone sagge, si può votare per eleggere i suoi rappresentanti se si ha raggiunto i 25 anni. È il luogo ove saggezza e moderazione regnano, non è un caso che Silvio Berlusconi sia stato senatore fino a quando una malefica legge l’ha fatto decadere dalla carica solo perché evasore fiscale. Bisogna tutelare quest’assemblea così sacra.

sabato 3 marzo 2018

VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 55



ARTICOLO 55
“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione”.
Per festeggiare i settanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione Italiana, atto avvenuto il 1 gennaio 1948, "Racconto a mano libera" pubblica uno alla volta gli articoli della nostra carta fondamentale.
L’articolo 55 della costituzione è il primo della seconda parte della nostra legge fondamentale. Da qui in poi la Costituzione è dedicata alla regolamentazione e all’istituzione dell’ordinamento della Repubblica. Nella nostra carta costituzionale vi sono le fonti giuridiche di tutto l’ordinamento repubblicano. Tutto l’ordinamento del nostro stato ha le sue fondamenta nella Costituzione. Se un’istituzione, un organo dello stato esiste è perché trova nella carta fondante dello stato una sua giustificazione. La Costituzione istituisce e regola i principali organi dello stato: il parlamento, il governo, la magistratura e gli ordinamenti locali. È nella costituzione che lo stato trova il suo fondamento giuridico. Il parlamento è l’assemblea che rappresenta il popolo intero. È eletto dall’intero corpo elettorale. È un organo complesso, cioè composto da due organi collegiali: la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. Due organi che per volontà dei costituenti sono titolari dei medesimi poteri, così da definire il sistema parlamentare italiano “bicameralismo perfetto”. Il Parlamento è l’assemblea rappresentativa eletta dal’intero corpo elettorale. La Repubblica è parlamentare, cioè riconosce nell’assemblee nazionali, elette a suffragio universale da tutti i cittadini maggiorenni, la sede della sovranità popolare. È nel Parlamento che si manifesta la democrazia nella sua più alta forma, chiunque ha il privilegio di farne parte è chiamato alla annosa e grandissima responsabilità di rappresentare l’intera nazione. È d’obbligo ricordare che non esiste il mandato imperativo, cioè chi siede in parlamento non rappresenta solo e unicamente coloro che l’hanno materialmente votato, come un mandatario rappresenta il mandante in una transazione finanziaria, ma rappresenta l’intero popolo italiano. La Costituzione non contempla l’obbligo di rimettere il mandato da parte di un membro della Camera o del Senato se si dovesse riscontrare un presunto tradimento del patto elettorale. Chi ricopre una carica così importante deve adempiere il suo compito con “disciplina e onore”, come dice l’articolo 54 della Costituzione, e secondo coscienza. Le due camere hanno compiti importantissimi. Devono approvare le leggi, che devono essere votate sia dalla Camera che dal Senato per diventare norme dello stato. Devono dare la fiducia al governo, l’esecutivo non può e non deve esercitare le sue funzioni se non ha il voto favorevole di entrambi i consessi parlamentari. Il presidente del Consiglio, il capo dell’esecutivo, ha l’obbligo morale e, soprattutto, giuridico di presentare le dimissioni al capo dello stato, se il suo esecutivo non ha l’assenso del collegio dei rappresentanti della nazione. È successo alcune volte in passato, negli anni ’70 e 80 del secolo scorso, che alcuni governi pur entrando formalmente in carica, perché i loro componenti avevano prestato giuramento di fedeltà Repubblica davanti al Presidente, non potessero esercitare il loro mandato e dovessero immediatamente dimettersi perché non avevano ottenuto il voto favorevole di entrambe o di una sola camera. Il governo è in carica solo e unicamente se ha l’assenso di entrambi i rami del parlamento. Se una delle due assemblea gli toglie la fiducia, ha il dovere di rassegnare le dimissioni, incombenza che spetta al presidente del consiglio che le presenta al presidente della repubblica. Da qui si capisce l’importanza del lavoro parlamentare. Il parlamento abbiamo detto che è un organo complesso. Cioè è composto da due organi distinti, il senato e la camera, che agendo indipendentemente fra loro, approvano norme, fanno nomine, ed altri atti che hanno valenza giuridica solo se compiute separatamente da entrambe le assemblee. La Costituzione, però, prevede casi in cui il parlamento operi in seduta comune, cioè smetta le vesti di organo complesso e diventi un’unica assemblea con poteri tassativi elencati dalla costituzione. I casi in cui il parlamento si riunisce in seduta comune previsti dalla nostra legge fondamentale sono tassativi, non ammettono deroghe. Il parlamento si riunisce per eleggere il Presidente della Repubblica, al consesso dei deputati e dei senatori si aggiungono due rappresentanti per ogni regione italiana, prescelti con votazione segreta dai consigli regionali. Il parlamento si riunisce per eleggere i cinque membri della corte costituzionale che sono di nomina dell’assemblea popolare nazionale. Il Parlamento si riunisce per eleggere un terzo del Consiglio superiore della magistratura. È organo collegiale che mette in stato d’accusa il presidente della Repubblica, se compie atti che manifestano un tradimento verso la Repubblica e la Costituzione. Compila ogni nove anni un elenco di nove cittadini, che devono avere almeno l’età di quarant’anni, cioè devono essere eleggibili al Senato, da quale estrarre a sorte sedici giudici aggregati, chiamati ad integrare la corte costituzionale nei giudizi di accusa contro il presidente delle Repubblica. Insomma il parlamento in seduta comune non è un organo permanente, cioè la sua attività si svolge solo nei momenti il cui le circostanze impongono la sua convocazione. Non ha un’attività ordinaria, come le due camere, che si riuniscono a scadenze fisse annuali, oltre che straordinariamente. Il parlamento in seduta comune si riunisce solo per compiere un determinato atto contemplato dalla costituzione. Ma ciò non toglie che è un organo dello stato importantissimo, i suoi membri possono darsi un regolamento, anche se in settanta anni di vita costituzionale nei casi di riunione delle due camere si è preferito adottare il regolamento della Camera per disciplinare le sedute comunitarie. I giuristi, però, non escludono la possibilità che si possa votare e approvare un regolamento proprio del Parlamento in seduta comune. Questa però è una tesi di scuola. Il parlamento in seduta comune si riunisce solo per adempiere i doveri che gli impone la Costituzione, per poi far riconfluire i suoi membri nelle loro normali funzioni di deputato e senatore. Il parlamento è l’organo sacro della Repubblica. In esso risiede la volontà popolare. I suoi membri devono comportarsi con decoro. Sono tristi gli episodi di cronaca che ricordano come siano avvenuti degli atti osceni all’interno del senato o della camera. Rappresentanti della nazione hanno insultato e compiuto atti osceni all’interno delle camere. Questo no deve avvenire. Il decoro è fondamentale per lo stato. Basta ignobili risse che offendono la sacralità dell’organo principale dello stato.
Scritto da Pellecchia Gianfranco

VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 56


ARTICOLO 56

“La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti e dei più alti resti.


Tutti i cittadini italiani, maggiorenni, sono chiamati ad eleggere i rappresentanti della Camera. Questo è un principio fondamentale, la Camera deve essere votata da tutto il corpo elettorale. Il voto è universale, cioè compiuto da tutta la popolazione. La tradizione giuridica occidentale definisce la Camera dei Deputati quale camera bassa. Questo termine non vuol dire degradare e sminuire il ruolo dell’assemblea. La Camera è bassa perché fa propria la volontà di tutta la popolazione senza che vi siano distinzioni sociali, è bassa perché accoglie tutti, i suoi membri non si pongono su un alto scranno a giudicare le miserie umane, ma si fanno protagonisti dell’esigenze del paese e cercano di trovare risoluzione ai problemi generali. La Camera è la casa di tutti. Il voto deve essere universale, cioè deve riguardare tutti i cittadini, con la riforma costituzionale del 2001 possono votare anche i cittadini italiani residenti all’estero. Anche chi non vive nel nostro paese, pur detenendo la cittadinanza italiana ma non la residenza, può votare. Il tema della razza è caro a Forza Italia, alla lega e ai suoi elettori. Per chi vota destra chi ha sangue italiano, chi ha sangue padano, è titolare di diritti. Chi vota vive all’estero, ma di sangue italiano o padano, ha dei diritti, mentre gli altri no. Come ha ben evidenziato il candidato per la destra alla Regione Lombardia la difesa della razza è uno dei capisaldi su cui si basa l’alleanza elettorale fra Berlusconi e Salvini. Proprio in occasione degli ottant’anni delle leggi razziali volute da Benito Mussolini, che il cavaliere definisce “grande statista”, votare destra vuol dire ribadire le leggi del sangue, vuol dire rivendicare la superiorità della razza padana se si vive a nord del Po, oppure la superiorità della razza italiana se si vive al Sud. Vuol dire esprimere solidarietà per Luca Traini, l’attivista della Lega oggi in carcere perché ha sparato su delle persone di colore, che non avevano sangue italiano. Ovviamente il tema della razza, il tema della sua purezza, sarà oggetto di dibattito politico fin da lunedì, se sono veri i sondaggi, quando sarà chiara la vittoria della coalizione di estrema destra che ha come leader Salvini e Berlusconi. All’oggi, almeno per qualche ora ancora, prevale l’idea che la razza non conti nella conduzione della cosa pubblica, che chi è chiamato a votare è il cittadino . I seicentotrenta deputati che occupano gli scranni di Palazzo Montecitorio oggi non sono emanazione di una razza italica, sono esponenti del popolo italiano, rappresentano coloro che vivono nel nostro paese e rappresentano coloro che hanno legami forti con esso. Dovrebbero essere eletti direttamente dal popolo. Cioè gli elettori dovrebbero scegliere chi mandare alla Camera, oggi non è così la legge elettorale il cui primo firmatario è l’onorevole Rosati. Oggi si vota con un sistema misto maggioritario e proporzionale che garantisce l’elezione a coloro che sono arrivati primi, cioè sono stati più votati, nel collegio uninominale di appartenenza, ma il voto per loro permette di essere eletti a persone inserite in liste bloccate volute dai partiti che appoggiano il candidato all’uninominale. Si vota una persona, ma in realtà si manda in parlamento un’altra, un sistema che contrasta con il principio dell’elezione diretta, come dice la costituzione, del candidato votato. Secondo costituzione, idea suffragata da molte sentenze della Corte Costituzionale, il voto deve essere diretto ad eleggere una persona chiaramente candidata, non può produrre effetti discorsivi. Per questo la nuova legge elettorale appare dubbia esattamente come lo era stata la legge voluta dal leghista Calderoli e quella voluta dal democratico Renzi. In tutte tre le leggi elettorali menzionate non c’è un rapporto causa effetto fra voto del cittadino ed elezione del candidato. Insomma è più di  un decennio che abbiamo leggi elettorali che sono inadeguate ai principi di rappresentanza e governabilità voluti dal costituente. È ora di cambiare. Speriamo che i prossimi governi invece di pensare a salvaguardare la razza padana oppure a difendere gli interessi personali di Silvio Berlusconi pensino ad adottare misure normative atte a trovare un giusto equilibrio nelle competizioni elettorali. L’Italia è ripartita in circoscrizioni, ogni circoscrizione è composta da un numero di cittadini pari alla divisione della intera popolazione nazionale per il numero dei posti alla camera, pari a seicentodiciotto. Questo per fare in modo che ogni circoscrizione elegga un deputato, come dice l’ultimo comma dall’articolo 56 della Costituzione. Questo è un principio di congruità e di proporzionalità prezioso, che se rispettato anche nelle leggi elettorali risolverebbe molti problemi di costituzionalità e di giustizia. I tempi sono bui. Sembra destino del nostro paese essere guidato da una formazione estremista e oscurantista, interessata solo alla razza e a difendere gli evasori fiscali. L’auspicio che le cose vadano diversamente è d’obbligo, anche se la speranza di non vedere la coalizione di Traini al governo è poca.  
Pellecchia Gianfranco


VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 55


ARTICOLO 55

“Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione”.

Per festeggiare i settanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione Italiana, atto avvenuto il 1 gennaio 1948, "Racconto a mano libera" pubblica uno alla volta gli articoli della nostra carta fondamentale.
L’articolo 55 della costituzione è il primo della seconda parte della nostra legge fondamentale. Da qui in poi la Costituzione è dedicata alla regolamentazione e all’istituzione dell’ordinamento della Repubblica. Nella nostra carta costituzionale vi sono le fonti giuridiche di tutto l’ordinamento repubblicano. Tutto l’ordinamento del nostro stato ha le sue fondamenta nella Costituzione. Se un’istituzione, un organo dello stato esiste è perché trova nella carta fondante dello stato una sua giustificazione. La Costituzione istituisce e regola i principali organi dello stato: il parlamento, il governo, la magistratura e gli ordinamenti locali. È nella costituzione che lo stato trova il suo fondamento giuridico. Il parlamento è l’assemblea che rappresenta il popolo intero. È eletto dall’intero corpo elettorale. È un organo complesso, cioè composto da due organi collegiali: la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica. Due organi che per volontà dei costituenti sono titolari dei medesimi poteri, così da definire il sistema parlamentare italiano “bicameralismo perfetto”. Il Parlamento è l’assemblea rappresentativa eletta dal’intero corpo elettorale. La Repubblica è parlamentare, cioè riconosce nell’assemblee nazionali, elette a suffragio universale da tutti i cittadini maggiorenni,  la sede della sovranità popolare. È nel Parlamento che si manifesta la democrazia nella sua più alta forma, chiunque ha il privilegio di farne parte è chiamato alla annosa e grandissima responsabilità di rappresentare l’intera nazione. È d’obbligo ricordare che non esiste il mandato imperativo, cioè chi siede in parlamento non rappresenta solo e unicamente coloro che l’hanno materialmente votato, come un mandatario rappresenta il mandante in una transazione finanziaria, ma rappresenta l’intero popolo italiano. La Costituzione non contempla l’obbligo di rimettere il mandato da parte di un membro della Camera o del Senato se si dovesse riscontrare un presunto tradimento del patto elettorale. Chi ricopre una carica così importante deve adempiere il suo compito con “disciplina e onore”, come dice l’articolo 54 della Costituzione, e secondo coscienza. Le due camere hanno compiti importantissimi. Devono approvare le leggi, che devono essere votate sia dalla Camera che dal Senato per diventare norme dello stato. Devono dare la fiducia al governo, l’esecutivo non può e non deve esercitare le sue funzioni se non ha il voto favorevole di entrambi i consessi parlamentari. Il presidente del Consiglio, il capo dell’esecutivo, ha l’obbligo morale e, soprattutto, giuridico di presentare le dimissioni al capo dello stato, se il suo esecutivo non ha l’assenso del collegio dei rappresentanti della nazione. È successo alcune volte in passato, negli anni ’70 e 80 del secolo scorso, che alcuni governi pur entrando formalmente in carica, perché i loro componenti avevano prestato giuramento di fedeltà Repubblica davanti al Presidente, non potessero esercitare il loro mandato e dovessero immediatamente dimettersi perché non avevano ottenuto il voto favorevole di entrambe o di una sola camera. Il governo è in carica solo e unicamente se ha l’assenso di entrambi i rami del parlamento. Se una delle due assemblea gli toglie la fiducia, ha il dovere di rassegnare le dimissioni, incombenza che spetta al presidente del consiglio che le presenta al presidente della repubblica. Da qui si capisce l’importanza del lavoro parlamentare. Il parlamento abbiamo detto che è un organo complesso. Cioè è composto da due organi distinti, il senato e la camera, che agendo indipendentemente fra loro, approvano norme, fanno nomine, ed altri atti che hanno valenza giuridica solo se compiute separatamente da entrambe le assemblee. La Costituzione, però, prevede casi in cui il parlamento operi in seduta comune, cioè smetta le lesti di organo complesso e diventi un’unica assemblea con poteri tassativi elencati dalla costituzione. I casi in cui il parlamento si riunisce in seduta comune previsti dalla nostra legge fondamentale sono tassativi, non ammettono deroghe. Il parlamento si riunisce per eleggere il Presidente della Repubblica, al consesso dei deputati e dei senatori si aggiungono due rappresentanti per ogni regione italiana, prescelti con votazione segreta dai consigli regionali. Il parlamento si riunisce per eleggere i cinque membri della corte costituzionale che sono di nomina dell’assemblea popolare nazionale. Il Parlamento si riunisce per eleggere un terzo del Consiglio superiore della magistratura. È organo collegiale che mette in stato d’accusa il presidente della Repubblica, se compie atti che manifestano un tradimento verso la Repubblica e la Costituzione. Compila ogni nove anni un elenco di nove cittadini, che devono avere almeno l’età di quarant’anni, cioè devono essere eleggibili al Senato, da quale estrarre a sorte sedici giudici aggregati, chiamati ad integrare la corte costituzionale nei giudizi di accusa contro il presidente delle Repubblica. Insomma il parlamento in seduta comune non è un organo permanente, cioè la sua attività si svolge solo nei momenti il cui le circostanze impongono la sua convocazione. Non ha un’attività ordinaria, come le due camere, che si riuniscono a scadenze fisse annuali, oltre che straordinariamente. Il parlamento in seduta comune si riunisce solo per compiere un determinato atto contemplato dalla costituzione. Ma ciò non toglie che è un organo dello stato importantissimo, i suoi membri possono darsi un regolamento, anche se in settanta anni di vita costituzionale nei casi di riunione delle due camere si è preferito adottare il regolamento della Camera per disciplinare le sedute comunitarie. I giuristi, però, non escludono la possibilità che si possa votare e approvare un regolamento proprio del Parlamento in seduta comune. Questa però è una tesi di scuola. Il parlamento in seduta comune si riunisce solo per adempiere i doveri che gli impone la Costituzione, per poi far riconfluire i suoi membri nelle loro normali funzioni di deputato e senatore. Il parlamento è l’organo sacro della Repubblica. In esso risiede la volontà popolare. I suoi membri devono comportarsi con decoro. Sono tristi gli episodi di cronaca che ricordano come siano avvenuti degli atti osceni all’interno del senato o della camera. Rappresentanti della nazione hanno insultato e compiuto atti osceni all’interno delle camere. Questo no deve avvenire. Il decoro è fondamentale per lo stato. Basta ignobili risse che offendono la sacralità dell’organo principale dello stato.
Scritto da Pellecchia Gianfranco


VIAGGIO NELLA COSTITUZIONE: ARTICOLO 54


ARTICOLO 54

“Tutti i cittadino hanno il dovere di essere fedeli alla repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed 
onore, prestando giuramento  nei casi stabiliti dalla legge”.

Per festeggiare i settanta anni dalla entrata in vigore della Costituzione Italiana, atto avvenuto il 1 gennaio 1948, "Racconto a mano libera" pubblica uno alla volta gli articoli della nostra carta fondamentale.
L’articolo 54 della Costituzione Italiana richiama tutti i cittadini all’obbligo di rispettare le norme di convivenza civile del nostro stato. Ricorda che la fedeltà alla Repubblica è un obbligo giuridico, oltre che morale. Noi Italiani siamo chiamati a servire la patria, come ricorda l’articolo 52, e a rispettare le istituzioni del nostro ordinamento Repubblicano. Le nostre norme giuridiche, le nostre istituzioni, sono il frutto del sacrificio di milioni di uomini e di donne che hanno combattuto e sono morte durante la Seconda Guerra Mondiale. Questi eroi si sono sacrificati in nome di ideali e valori che sono stati incisi nella nostra carta fondamentale. La nostra Costituzione è stata scritta col sangue dei nostri concittadini morti nei lager, morti sulle Alpi per fermare la barbarie nazista, come ricorda il noto giurista Piero Calamandrei. Sono valori di solidarietà, di fratellanza, di senso comune di appartenenza che oggi appaiono lontani. Quell’afflato di solidarietà verso i più deboli, i disabili, i malati, i lontani che hanno acceso gli animi dei nostri nonni e bisnonni sembrano oggi spenti. L’articolo 54 che invita tutti a conformarsi a doveri civici imposti dalle regole di convivenza sociale, sembra lontanissimo da quella che è la quotidianità, fatta di istinti di prevaricazione, brutture e cattiverie. Sono lontani, ammesso che siano mai esistiti, i tempi in cui la solidarietà sociale, il senso di appartenenza a un comune destino spingeva ogni cittadino a rispettare i principi di comunanza propri dell’ordinamento costituzionale. I valori di solidarietà sembrano estranei alla socialità. Le norme dello stato sono calpestate quotidianamente. Si dichiara il falso. Si commettono reati contro la pubblica amministrazione. Si commettono reati contro le persone più deboli e meno fortunate, contro le donne, oggetto di violenza. Tutti atti che lo spirito costituente avrebbe voluto bandire. Sono atti che non dovrebbero più appartenere alle modalità di comportamento comune. Eppure oggi gli istinti più brutali sono nella società. Ancor oggi le donne subiscono violenza, malgrado il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3. Ancor oggi chi ha un problema di natura fisica e neurologica, il cosiddetto disabile, è oggetto di derisione e di offese. Ancor oggi si commettono crimini che esplicitano una cultura e un umus sociale assolutamente estraneo ai cardini fondamentali della nostra Repubblica. Siamo una società frammentata, in cui i legami valoriali sono andati perduti. In cui chi si fa megafono della Costituzione viene deriso e umiliato. “Sono valori tuoi!” Ecco la terribile frase ascoltata da un cittadino che difendeva la Costituzione. Oggi le persone si fanno estranee dai principi costituzionali. Li rifiutano. Sembrano ignorare l’articolo 54 che impone la fedeltà alla Repubblica e l’osservanza delle leggi e dei valori. Cambiare è possibile! Cambiare è necessario! Troppo spesso si afferma che l’essere solidale è solo del cattolico del cristiano. È un modo per dire che la solidarietà è estranea alla comune convivenza fra gli uomini, fondata sulla laicità. Non è vero! Rispettare il più debole, non farlo sentire estraneo, essere solidale non sono solo valori legati alla fede, ma sono valori frutto della saggezza dei nostri padri costituenti che hanno saputo tradurre dettami evangelici, quindi propri di una sola parte della società, in principi costituzionali validi per ogni cittadino, anche per chi non crede in un entità superiore. Sono questi principi che l’articolo 54 impone a tutti di rispettare. Sono le norme che ci fanno essere persone migliori. Sono le norme che ci obbligano al rispetto reciproco. Ecco perché rispettare la Costituzione, rispettare le norme dello stato, sono un modo per pensare a una società più amichevole. Una società in cui la dignità umana è rispettata. In cui nessuno si deve sentire estraneo e reietto. Tutti siamo chiamati a rispettare le norme e le regole del vivere sociale. Il Malaffare, la delinquenza, i reati contro la persona devono essere stigmatizzati. Bisogna che ci sia un apparato repressivo dello stato efficace. Bisogna che noi cittadini impariamo a rispettare le leggi ed ad imporre agli altri che le rispettino. Bisogna farsi sentinelle della sera, persone in grado di scrutare la realtà che ci circonda e di combattere il male nelle sue svariate forme. Noi abbiamo avuto esempi quali Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e i tanti che come loro sono caduti a causa della violenza mafiosa. Questi valorosi sono morti perché sono rimasti sempre fedeli alla repubblica e alle sue leggi. Hanno combattuto i nemici dello stato, senza mai chinare la testa. Sono  uomini che hanno lottato per il bene della collettività. Sono uomini dello stato che hanno servito la nazione con disciplina e onore, come impone il secondo comma dell’articolo 54. Tutti i cittadini che hanno funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore. Bisogna onorare la carica, elettiva o di nomina o ottenuta per concorso, che si ricopre. Bisogna avere una integrità morale e un’etica superiore a quella di un qualsiasi cittadini. Ricoprire cariche pubbliche dovrebbe essere un incombenza data solo a persone integre dal punto di vista morale. La realtà nel nostro paese non è quella prospettata dalla Costituzione. Ci sono uomini integri come Falcone e Borsellino, ma ci sono anche persone, funzionari infingardi, che utilizzano il loro ruolo istituzionale per compiere illeciti. Le cronache sono piene di notizie che narrano di atti di corruzione e peculato. Ci sono perfino evasori fiscali e corruttori che hanno governato il paese. Questa è la prova lampante di come le regole costituzionali, i valori sociali e politici di cui si fa latrice, vengono ogni giorno  calpestati. Fa rabbia sapere che un uomo che ha evaso il fisco si candidi alla guida del paese. Fa rabbia che quest’uomo consideri la legge Severino, una legge che espelle dal parlamento chi è condannato per reati penali a una pena definitiva, una legge incostituzionale, ignorando così l’articolo 54, che impone che chiunque ricopre cariche pubbliche sia senza colpa. Fa rabbia sapere che molti di noi, cittadini, condividiamo la sua tesi e andremo a votare partiti come Lega e Forza Italia, che sostengono la sua battaglia contro la legalità. Noi invece sosteniamo che bisogna che la pubblica amministrazione, i membri del parlamento, tutte le istituzioni debbano essere improntate al principio di legalità. Chiunque commette reato deve essere espulso dalla pubblica amministrazione. Chiunque chiede il voto per salvarsi dalla giustizia, come fa Berlusconi, ma anche altri di altri partiti, penso al presidente della regione Campania, esponente del Partito democratico, De Luca, deve vedersi la porta sbarrata da parte dei cittadini. Basta corruzione. Basta concussione. È ora che lo stato volti le spalle a questi uomini infingardi. È ora di legalità. È ora che nelle istituzioni ci siano solo persone che compiono le loro attività con decoro e onore. Persone che non si sognerebbero mai di infrangere il codice penale. Persone che avrebbero il pudore di ritirarsi dalla scena politica se solo aleggiasse su di loro il dubbio che abbiano operato per interesse personale e non per il bene dell’intera collettività. Se la cittadinanza è così riluttante a fare propri modelli di solidarietà e di condivisione dei principi costituzionali è proprio perché sulla scena politica ci sono figuri quali Silvio Berlusconi. Cambiare è possibile. Riscoprire i valori di cittadinanza è un modo per vincere la corruzione. Il degrado sociale, che fa deridere chi è  più debole, è l’altra faccia della medaglia del degrado pubblico e politico, che fa delle istituzioni delle vacche da mungere e non degli strumenti di conduzione della cosa pubblica. Cambiare si può, non solo con il voto, ma anche con una tensione morale che riscopre i dettami costituzionali e i valori di solidarietà che contengono. L’articolo 54 conclude la prima parte della Costituzione, quella dedicata ai diritti e ai doveri del cittadino. È un dovere importantissimo quello di rispettare le leggi ed essere fedeli alla Repubblica. Chi è un funzionario dello stato deve giurare fedeltà alla Costituzione e allo Stato. Deve dichiarare il suo pieno accordo ai valori fondanti della nostra collettività. Deve essere esempio di integrità e trasparenza. È un dovere importantissimo, Essere onesti, essere integri moralmente indispensabile per chiunque servi lo stato, che sia appartenete a un’arma o che sia parte di un ufficio civile. L’onestà è la premessa necessaria a una vita pubblica efficiente ed efficace. Non è un caso che questo articolo sia la premessa necessaria alla seconda parte della costituzione, quella dedicata all’ordinamento della Repubblica, quella che normerà il funzionamento degli organi dello stato dal parlamento alla presidenza della repubblica passando per il governo e gli organi giudiziari. La repubblica deve fondarsi sull’onestà e l’integrità morale di tutti i cittadini e soprattutto su quella dei funzionari  pubblici.

Testo di Pellecchia Gianfranco